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02/05/2016 - 08:57:59

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QUANDO LA RELIGIONE FA RIMA CON OBIEZIONE

Secondo una relazione del Ministero della Salute ben 7 ginecologi su 10 si rifiutano di effettuare interventi di aborto volontario per motivi etici e religiosi.


Quando la religione fa rima con obiezione  Ogni anno in Cina avvengono 23 milioni di aborti, stante il rapporto del Dipartimento di Stato americano. 13 milioni di donne abortiscono annualmente, mentre almeno altri 10 milioni di aborti chimici vengono praticati all’interno di strutture non governative. Significa che ogni giorno vengono praticati 63.013 aborti, 2.625 ogni ora e 43 al minuto. La popolazione americana è di 320 milioni, con un milione di aborti all’anno, quella cinese è di 1,4 miliardi con 23 milioni. Significa che, con una popolazione di quattro volte maggiore rispetto a quella degli Stati Uniti, la Cina conta un numero di aborti 23 volte maggiore. Mancano, invece, le statistiche sulla percentuale degli aborti forzati. L'abolizione del figlio unico da parte del partito comunista non ha ridotto questi numeri.

La possibilità di avere anche un secondo bambino non ha fermato gli abusi dei diritti umani. Continuano gli aborti forzati, quelli selettivi delle femmine e la sterilizzazione forzata. La coercizione resta il nucleo di questa politica. La ragione di questo cambiamento è stata totalmente demografica, per bilanciare la popolazione e affrontare la sfida di quella che invecchia. La modifica è una tacita ammissione che la politica del figlio unico, istituita proprio per motivi economici, avrebbe condotto a un disastro demografico e finanziario. Il governo cinese, quindi, non ha improvvisamente sviluppato una nuova coscienza né ha posto fine alle sterilizzazioni né agli aborti e contraccezioni forzate.

Tanti comunisti in Italia, fino a un ventennio fa circa, avevano creduto che il comunismo fosse foriero di benessere, civiltà e prosperità, solo perché vedevano in tv quei popoli sorridenti. Poi, la globalizzazione ha permesso di far conoscere le uccisioni a colpi di rivoltella alla nuca ai rei di crimini minori, con il plauso della sorridente gente, nonché le più recenti uccisioni di massa di piazza degli universitari che chiedevano solo più libertà. Abortire è probabilmente una delle scelte più difficili che una donna possa fare. Interrompere una gravidanza non è in nessun caso una decisione facile, priva di conseguenze emotive. Capita, poi, nelle cosiddette società più avanzate come quella nostra italiana, una volta aver fatto una scelta così sofferta, che si scopra che nella propria città o addirittura provincia, se non regione, le persone più qualificate ad aiutare a intraprendere questo difficile cammino si rifiutino di intervenire, con la pelosa seguente motivazione: “per motivi etici e religiosi non posso aiutarla a interrompere volontariamente la gravidanza”. Molti medici, infermieri, specialisti sanitari, hanno assunto questa decisione per pseudo ragioni morali. Li chiamano obiettori di coscienza.

Per altri, il motivo del rifiuto non ha a che fare con la coscienza, ma con questioni pratiche, legate, a volte, alla carriera o alla reputazione. Capita, pertanto, che una donna si trovi costretta a spostarsi dalla propria città e a percorrere centinaia di km per giungere nella struttura pubblica in cui la Legge dello Stato venga applicata regolarmente, la 194, approvata 38 anni fa e frutto di battaglie femminili per il riconoscimento della salute e l'autodeterminazione della donna. Per le minorenni, che hanno voluto nascondere la situazione ai propri genitori e ottenuto un permesso dal Giudice del Tribunale dei Minori, l’iter sarà ancora più complicato. Secondo una relazione del Ministero della Salute, risalente allo scorso anno, in Italia, ben 7 ginecologi su 10 si rifiutano di effettuare interventi di aborto volontario per motivi etici e religiosi. Rispetto al 2005, quasi il 12% in più di questi medici ha sentito nella propria coscienza il bisogno di non prendere parte all’espletamento di un diritto sancito per Legge. In alcune regioni, poi, quasi la totalità dei ginecologi si dichiara obiettore di coscienza. Non sto qui a sciorinare le cifre, ad esporre tabelle e statistiche, regione per regione, che sono comunque impressionanti. Solo desidero rappresentare come l'atteggiamento di questa Chiesa cattolica, contraria all'aborto di qualunque genere e per qualsiasi motivo, che ingerisce sull'applicazione di Leggi nel nostro Stato, abbia determinato in molti soggetti assunti nell'amministrazione sanitaria pubblica la possibilità, non perseguita penalmente, di astenersi a doveri d'ufficio, quelli di assistere sanitariamente chi ha necessità e bisogno, contravvenendo al diritto alla salute.

Pertanto, se alcuni medici, assunti in cliniche private o ospedali pubblici, aderenti a religioni notoriamente contrarie alle cure mediche e alle trasfusioni di sangue, si dichiarassero obiettori di coscienza e si rifiutassero di soccorrere i malati ai reni e a prestare loro le cure necessarie, sarebbero penalmente perseguibili? Questo loro atteggiamento sarebbe censurabile? E se facessero lo stesso i dirigenti delle pubbliche amministrazioni o i giudici, se si rifiutassero di adempiere ai propri doveri d'ufficio e istituzionali per altri motivi etici? Perché in Francia e nei Paesi anglosassoni, per non citare anche le altre nazioni europee, tutti gli ospedali pubblici hanno l’obbligo per Legge di rendere disponibili i servizi di interruzione della gravidanza e non si tollerano passivamente gli obiettori di coscienza di massa? Come mai questa anomalia é tutta italiana? Come mai questi professionisti non vengono licenziati, stante che molti, che si dichiaravano di giorno obiettori nelle strutture sanitarie pubbliche, si è scoperto nel passato, praticavano poi di sera le interruzioni di gravidanza nelle cliniche private a suon di contante? Il giuramento di Ippocrate prevede l'obiezione e, quindi, l'astensione da questi interventi? In Inghilterra è obiettore solo il 10% dei medici ed esistono centri di prenotazione aperti 24 ore su 24 e 7 giorni su 7.

Non solo, tutti gli operatori che decidono di lavorare nelle strutture di pianificazione familiare non possono dichiararsi obiettori. In Svezia il diritto all’obiezione di coscienza non esiste proprio. Gli specializzandi in ginecologia e ostetricia, che pensano che l’aborto sia una cosa sbagliata, vengono indirizzati verso altre specializzazioni. Il consiglio d’Europa ha appena condannato l’Italia per le difficoltà che le donne incontrano nel far rispettare una Legge dello Stato, la famosa 194, quella sull’interruzione di gravidanza. Nel Novembre scorso, il Ministero della Salute aveva appena prodotto la sua relazione annuale, evidenziando il ,funzionamento del sistema, asserendo che tutto fosse in regola, tutto nella norma, che gli aborti fossero scesi al di sotto dei 100.000 casi. E' bastata, invece, una denuncia della Cgil in Europa per far crollare tutto, dimostrando che in Italia i medici obiettori di coscienza sono in continua crescita e, secondo proprio gli ultimi dati ufficiali del Ministero della Salute, arrivati a sfiorare il 70%, in una situazione non omogenea, con zone con percentuali altissime, come la provincia di Bolzano con il 92,9%, con il Molise con il 93,3% e la Basilicata con il 90,2%.

Questa situazione obbliga i pochi medici non obiettori di coscienza a svolgere sempre e soltanto questa attività per soddisfare la domanda, trascurando le altre attività mediche professionali d'istituto, a beneficio dei colleghi obiettori. Ci sono regioni come il Lazio o la Sicilia con picchi di 9,4 interventi a settimana per medico e territori dove le strutture che praticano l’interruzione di gravidanza volontaria sono il 30%. In quale Paese civile le donne trovano un medico disposto a effettuare l’interruzione solo dopo aver bussato a molte porte? Per loro potrebbe essere l’ultima data utile per effettuare l’interruzione di gravidanza in modo legale. Ogni religione dovrebbe curare le anime del proprio gregge, occuparsi dei percorsi spirituali e di crescita interiore dei propri parrocchiani, verificare che ognuno dei credenti si attenga all'osservazione dei dieci comandamenti, così come professati dalle tre maggiori dottrine conosciute, non ingerire sulla sensibilità dei cittadini per farli astenere da precisi impegni professionali e istituzionali, violando norme e leggi dello stato sovrano che tutela i diritti di altri cittadini, nello specifico delle donne italiane, creando false coscienze. Libera Chiesa in libero Stato significa questo? Ingerenza e intromissione? In Italia accade di tutto, anche questo. Quando religione fa rima con obiezione.

Michelangelo Trebastoni



 

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