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20/05/2016 - 08:40:35

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LA RETE VIARIA DELLA SICILIA? DOPO DUE SECOLI DEVE ANCORA IL SUO NEW DEAL AI BORBONE

Nessuno di noi gongola quando i turisti si lamentano per la situazione igienica delle strade in Sicilia' meno che mai noi armerini se si tratta di Piazza Armerina'


La rete viaria della Sicilia? Dopo due secoli deve ancora il suo New Deal ai Borbone La rete viaria della Sicilia? Dopo due secoli deve ancora il suo New Deal ai Borbone Anche Marina di Ragusa entra a far parte delle spiagge più belle d’Italia e così salgono a 6 le bandiere blu siciliane. Insieme a Porto Palo di Menfi, Tusa, Lipari, Ispica e Pozzallo, la cittadina ragusana, forte della presenza dell’aeroporto di Comiso, grazie a cui ha più che raddoppiato le presenze turistiche nell’ultimo biennio, si conferma attrazione crescente per la tutela del patrimonio siciliano, aggiungendosi alle mete preferite dei turisti, particolarmente dopo che l’allarme terrorismo sta rivoluzionando le scelte delle vacanze, con il taglio più pesante pari all’8 per cento dei viaggiatori diretti verso i Paesi dell’Africa del Nord come Egitto, Tunisia e Marocco. L’aumento più rilevante, secondo i recenti dati comunicati dall’OMT, l’Organizzazione Mondiale del Turismo, riguarda, con un +5%, proprio l’Europa, ritenuta l’area più sicura di altre destinazioni.

Secondo il presidente di Coldiretti Sicilia, “Il valore aggiunto della nostra Regione risiede anche nell’offerta variegata delle strutture agrituristiche, poco distanti dalle zone balneari. I segnali dei primi mesi dei flussi turistici sono stati positivi e speriamo possano crescere anche grazie a questi risultati. Rispetto alla lunghezza delle coste, alla nostra posizione e alla tipologia di offerta variegata, la Sicilia ha le potenzialità per avere moltissime più bandiere, se solo si comprendesse appieno che è proprio nel binomio agricoltura-mare che bisogna investire”. Aggiungerei a questo binomio anche la cultura e l’enogastronomia, che sono le vere leve che spingono tanti, soprattutto le famiglie, negli ultimi tre anni, a visitare l’Isola e a viverla, alla ricerca delle tradizioni, dei sapori e dei colori, scoprendo le zone interne, ricche di giacimenti culturali e di cantine, grazie, soprattutto, alle vantaggiosissime proposte promosse su internet dai siti di prenotazione online come Groupon e Groupalia, che stanno soppiantando le tradizionali agenzie di viaggi.

Certamente, nessuno di noi gongola quando i turisti si lamentano per la situazione igienica delle strade in Sicilia, meno che mai noi piazzesi se si tratta di Piazza Armerina, sede UNESCO, con l’ambizione di meta turistica, e questo seppur la città è stata insignita recentemente da Legambiente con la menzione speciale “Start Up”, assegnata ai comuni siciliani che si sono distinti nella raccolta differenziata, come incentivo a migliorare e a rendere più efficiente il servizio, particolarmente Piazza Armerina “per aver raggiunto, nel 2015, primo anno di raccolta differenziata, la percentuale del 52.65% e per aver messo in atto un circuito complementare virtuoso di raccolta differenziata, quale l’Ecostazione”, in collaborazione proprio con Legambiente. Quello che nessuno dice, però, è che la raccolta, a differenza degli altri comuni italiani, esperita a giorni stabiliti, impone ai cittadini piazzesi di tenere a casa i rifiuti e di depositare l’immondizia nei cassonetti solo nei giorni prescritti, invece di sbarazzarsene quotidianamente, in barba alle norme igieniche e al cattivo odore. Inoltre, l’amministrazione di questo ridente centro non cura da tre anni il decoro e l’arredo urbano, avendo addirittura abbandonato l’idea di “sistemare” una delle piazze più frequentate dalla gioventù, luogo d’incontro e meta preferita per tanti anche dai comuni viciniori, piazza Boris Giuliano, dove persistono pub e bar rinomati.

Non parliamo, poi, nonostante i proclami e gli interessamenti delle autorità istituzionali, della situazione ancora persistente delle strade dissestate e percorse da innumerevoli bus di turisti e che collegano, da una parte, Piazza Armerina con la Villa Romana del Casale, dall’altra, con Valguarnera, transito obbligato di collegamento con Dittaino e, quindi, con la rete autostradale. Quello delle strade interne in Sicilia, d’altronde, è oramai un problema endemico e non riguarda solo il centro dell’Isola. Nessuna illuminazione, manto stradale deformato, gallerie senza aeratori, asfalto vecchio di anni, segnaletica praticamente inesistente. Una rete viaria da terzo mondo, gran parte risalente direttamente al periodo dei Borbone, la cui carente manutenzione non ha cambiato più di tanto il volto delle nostre strade. Il crollo del viadotto Himera nell’A19, gestita dall’ANAS, e di quello Scorciavacche, nuovo collegamento dell’Agrigento-Caltanissetta, é stata solo la punta dell’iceberg, bastevole per accorgersi che l’intera viabilità era tutta appesa a quell’autostrada vecchia di quarant’anni. Ma, in realtà, a turbare i sonni del nostro governatore è, più che altro, lo stato di salute della autostrada A20 che collega Palermo con Messina, non solo perché è l’unica a pagamento, ma soprattutto perché ci sono voluti 37 anni per costruirla e ben quattro inaugurazioni, in occasione di diverse campagne elettorali, in atto, una delle autostrade più pericolose del Mezzogiorno, dove si vola giù dai viadotti protetti dai guardrail non a norma e si muore perché si sbanda sulle pozzanghere che si formano ad ogni pioggia ed anche per mancanza di manutenzione e di asfalto drenante nei punti più critici.

Non dimentichiamoci, poi, della frana del viadotto Geremia che collega Caltanissetta-Gela e dell’esilarante azione degli abitanti della zona adiacente alla provinciale 4 che collega Corleone a San Cipirello, la cui strada è stata ripristinata a loro spese autonomamente, impossibilitati com’erano a raggiungere i propri appezzamenti di terreno, senza ovviamente seguire alcuna norma sulla messa in sicurezza del percorso. E il ponte sullo stretto, per collegarci al resto della penisola? Minchiate anacronistiche elettorali, anche di chi ci ha circuito con le reiterate velleità autonomiste. E mentre strade, ponti e viadotti continuano a sbriciolarsi, parecchi cittadini isolani incazzati hanno deciso di protestare in maniera originale, radunandosi su un gruppo Facebook con già 18mila adesioni e minacciando di non pagare le tasse fino a quando non sarà rimessa in sesto la rete viaria della Sicilia, che, dopo due secoli, deve ancora il suo New Deal ai Borbone. Un giorno o l’altro, dovremmo proprio rivisitare la storia di questa nazione.

Michelangelo Trebastoni



 

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