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30/05/2016 - 09:25:55

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VIVIAMO UN MOMENTO STORICO DIFFICILE ME ANCORA POSSIBILE RISALIRE LA CHINA

Oggi il turismo d lavoro soltanto all8'7 per cento del totale degli occupati della regione' che fra l'altro paga lo scotto di carenze strutturali e infrastrutturali enormi.


Viviamo un momento storico difficile me ancora  possibile risalire la china

Lo sviluppo del settore turistico, che potrebbe dare un contributo notevole alla crescita dell'intera economia nazionale, appare in Sicilia sottodimensionato rispetto a quello potenzialmente sostenibile dalle risorse turistiche originarie dell'Isola. Questa regione, che per la sua specialità statutaria ha competenze esclusive, tra le altre, anche in materia di turismo, vigilanza alberghiera, tutela del paesaggio, conservazione delle antichità e delle opere artistiche, ha, però, accumulato, in questo settore, notevoli ed ingiustificati ritardi e, pur avendone avuto la possibilità, non ha saputo sfruttare al meglio questa sua prerogativa, di puntare sul turismo per un adeguato rilancio della sua economia.

Guardando indietro nel tempo, mi sovviene un disegno di legge risalente agli anni sessanta, circa cinquantanni fa, predisposto d'allora assessore al turismo della regione on. Giuseppe La Loggia, non trasformato, però, in legge, che aveva riconosciuto nel turismo già uno dei fattori trainanti e più importanti della nostra economia, evidenziando allora come la Sicilia non avesse potuto registrare un aumento del movimento turistico, così come verificatosi nell'intero territorio nazionale, a causa proprio delle difficoltà delle comunicazioni, dello stato insoddisfacente della viabilità e della insufficienza e scarsa idoneità delle attrezzature ricettive non più adeguate, in quasi tutte le località, alle mutate esigenze del turismo. Auspicava, quindi, già allora, l'improrogabile esigenza di un'effettiva e decisiva politica in materia, attraverso l'attuazione di organici piani di sviluppo che avrebbero dovuto prevedere le infrastrutture necessarie all'organizzazione turistica dell'area quali la viabilità, l'incremento delle comunicazioni aeree e marittime, la valorizzazione turistica del patrimonio artistico, archeologico, monumentale e del patrimonio idrotermominerale, gli impianti e le attrezzature sportive e ricreative e tutto quanto ritenuto utile ai fini della completa attrezzatura e funzionalità turistica dell'area. Inoltre, una forte politica di investimenti nel settore, perché ogni zona suscettibile di sviluppo turistico potesse offrire nuovi interessi ad una clientela sempre più desiderosa di allargare le conoscenze tradizionali.

Sembra che il tempo si sia fermato se, a distanza di tanti decenni, siamo costretti ad affrontare le stesse problematiche. Se il turismo fosse veramente diventato il volano dell'economia isolana, fatte salve le potenzialità che sono rimaste intatte, si sarebbe potuto limitare ed anche evitare quel costante flusso migratorio che ha costretto e ancora oggi costringe i nostri giovani, laureati e non, a cercare ventura altrove con il declino di attività tradizionali. 
Oggi il turismo dà lavoro soltanto all’8,7 per cento del totale degli occupati della regione, che fra l'altro paga lo scotto di carenze strutturali e infrastrutturali enormi. Sullo stato di salute di questo comparto in Sicilia, i numeri non dicono bugie. La regione vale appena il 4 per cento di presenze, pari a 14,5 milioni all’anno, e il 4,4 per cento di arrivi, inclusi i pendolari, del totale nazionale. Il Veneto, per farsi un’idea, arriva al 30 per cento con oltre 61 milioni di presenze annue, ma anche il Piemonte e la Lombardia, regioni che potenzialmente avrebbero una vocazione turistica meno spiccata, fanno meglio della Sicilia, rispettivamente con l’8 e il 9 per cento di presenze annue. Il dato generale più evidente è che esistono due Italie che viaggiano a velocità diverse. Giusto per avere un termine di paragone, su un totale nazionale di 400 milioni circa di presenze annue, la piccola provincia di Bolzano, con i suoi 29 milioni, produce turismo praticamente come l’intera regione Lazio, con il suo 30,7, e quasi il triplo della Sardegna, con il suo 10,7. In questo senso, le percentuali dell'Isola sono perfettamente in linea con l’andamento depresso dell’intero Meridione, nonostante vanti il 19,7 per cento del totale nazionale di km di coste e quasi il 20 per cento del totale nazionale di siti UNESCO.

Negli ultimi quindici anni, fiumi di denaro sono stati indirizzari dalla UE a favore del settore ricettivo alberghiero, per cui sono state costruite e ristrutturate centinaia di residenze e alberghi e, nonostante tutto, non persistono in tutta l'Isola centri congressuali importanti da poter competere con Milano, Roma, Firenze e Rimini. Un altro gap negativo siciliano è l’incapacità di destagionalizzare, attraendo turisti non solo in estate, ma anche nei mesi per noi freddi che per gli stranieri sono comunque temperati, attraverso eventi e manifestazioni che soppiantino il fascino del sole e del mare con offerte ricettive concorrenziali, piuttosto che chiudere le strutture, e con i vettori aerei che nei mesi caldi aumentano a dismisura i prezzi. Da poco, si é attenzionato il segmento crocieristico. Per niente sfruttato, invece, il turismo termale e quello montano. Qui la situazione é veramente emblematica. La regione ha finanziato proprie strutture termali che non vengono affidate a privati perché non si trovano imprenditori disponibili a gestirle, neanche con bandi per favorire veramente l'occupazione giovanile. Si preferisce tenerle chiuse, pagando a vuoto spese di manutenzione esose, come ad Acireale e Sciacca. Ricchi come siamo di attrattive ambientali, di aree protette, di giacimenti culturali, di cantine, di artigianato locale, si dovrebbe assecondare soprattutto il cosiddetto turismo di nicchia, qualitativamente e quantitativamente diverso dal turismo di massa, che dovrebbe, invece, essere indirizzato in alcuni territori geograficamente organizzati per quantità di strutture ricettive.

La valorizzazione dei tipici prodotti agricoli, l'istituzione delle strade del vino, i percorsi tematici, dovrebbero diventare utili strumenti di diversificazione dell'offerta per un rilancio dell'economica nel territorio di riferimento. Il turismo acquisterebbe, in queste zone legate maggiormente alla tutela dell'ambiente, un ruolo determinante di promozione e valorizzazione territoriale, vincendo anche quel senso di sfiducia delle popolazioni locali che vedono, nell'istituzione dei parchi, solo un limite alle loro attività produttive, specialmente quando le aree protette coprono una parte rilevante della loro zona. Un contenuto flusso turistico, in queste aree, potrebbe, invece, proporre nuove opportunità ai residenti, creando una maggiore integrazione tra turismo ambientale ed attività produttive locali, così da offrire maggiore sicurezza agli operatori ed evitare, al contempo, lo spopolamento di quei territori ed il conseguente degrado ambientale. Andrebbe promosso, pertanto, un turismo sostenibile che miri, non solo al mantenimento delle risorse ambientali e culturali, ma anche a conciliare i diversi interessi di coloro che vivono e lavorano nel territorio con coloro che vi intendono trascorrere il loro tempo libero. Interventi a sostegno del turismo montano, andrebbero previsti, poi, nell'ambito delle finalità generali che si propone di raggiungere la Regione.

Ma cosa manca, allora, perché la macchina organizzativa si metta in moto e non si fermi più? Manca una politica corretta e non a singhiozzo che metta al primo punto la valorizzazione e la promozione di tutte le peculiarità individuate, costante e mirata, in simbiosi con le esigenze degli operatori privati, che andrebbero ascoltati, non glissati. Manca una politica che riorganizzi tutto il settore pubblico dell'accoglienza e incremento turistico, accentrando nei servizi turistici regionali le competenze in atto sparpagliate tra vari enti pubblici, potenziandoli con strumenti telematici e informatici all'avanguardia con i tempi che viviamo, con un  badget economico adeguato al territorio di pertinenza, con materiale promo pubblicitario determinato nel territorio amministrato, in linea con le necessità locali, non imposto da Palermo per assecondare le esigenze dei soliti editori, perché non é possibile, per esempio, che si stampi materiale in cinese o russo e lo si proponga nelle zone dove quel flusso e tipologia di turismo è assente. Se la Coca Cola da oltre cento anni ci bombarda con la sua pubblicità, pur essendo il bene di consumo più conosciuto nel mondo, ci sarà pure un motivo.

La promozione di una regione, di un territorio deve essere garantita costantemente nel tempo da chi ha la competenza istituzionale, partecipando agli eventi fieristici importanti per la nostra economia, non per fare acquisire conoscenze geografiche all'assessore di turno. Per raggiungere tali obiettivi, è necessario, però, garantire la qualità di tutte le componenti del sistema che fa capo a quel territorio. Il flusso turistico dipende, infatti, dalla qualità del servizio fornito e, quindi, dalla rispondenza alle aspettative del consumatore. Molte regioni hanno, così, già introdotto la disciplina dei Sistemi locali, provvedendo ad una loro specifica regolamentazione, che da noi è servita, piuttosto, come sistema di sottogoverno. Questo frazionamento del territorio regionale, con la previsione dei suddetti Sistemi, comunque, non dovrebbe essere determinato da un atto autoritativo di costituzione di nuovi enti pubblici. Le potenzialità della Sicilia, così come tutti ben sappiamo, sono tante e tali da consentirle più e meglio che in passato una funzione di rilevante interesse nel quadro del turismo nazionale ed internazionale, a condizione che si predispongano, con rapidità, gli strumenti necessari e, soprattutto, soluzioni che consentano immediati interventi nel settore, per non restare, come sempre, il fanalino di coda dell'economia nazionale.

La sempre più esigente richiesta del consumatore e la necessità di soddisfare ogni sua aspettativa porta, però, a riflettere sulle strutture presenti e sulle potenzialità future, perché si possa dare una adeguata risposta, offrendo nuove tipologie di prodotti che soddisfino ogni esigenza. Il fenomeno turistico, così opportunamente disciplinato da una legge che regolamenti ed esalti una volte per tutte le potenzialità endogene della nostra Isola, potrebbe effettivamente consentire uno sviluppo socio economico equilibrato, in armonia con i valori ambientali e culturali della nostra terra, rilanciando una immagine diversa della Sicilia, già fortemente mortificata e penalizzata nel mondo dalla mafia ed anche dalle fiction sul fenomeno, prodotte e distribuite fuori confini. Viviamo un momento storico, ancora è possibile risalire la china. Una seria programmazione delle infrastrutture, un serio utilizzo della nostra autonomia regionale ed un coscienzioso utilizzo delle risorse comunitarie, supportato da una promozione costante e mirata, può ancora portarci ad agganciare quello sviluppo economico che in Sicilia passa in primo luogo per il turismo.

Michelangelo Trebastoni



 

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