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12/09/2016 - 16:10:36

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OSPEDALE CHIELLO - IL CONSIGLIERE ARANCIO RISPONDE A NIGRELLI CHE REPLICA

Il direttore di StartNews aveva chiamato in causa il Consigliere comunale nel suo editoriale di sabato dedicato alla vicenda dell'ospedale di Piazza Armerina.


Ospedale Chiello - Il consigliere Arancio risponde a Nigrelli che replica La lettera che segue, del consigliere comunale Concetto Arancio non meriterebbe la pubblicazione per i toni utilizzati. Tuttavia, al fine di mettere in chiaro alcune questioni di carattere generale, abbiamo deciso di pubblicarla con la replica del Direttore.

«Caro prof le ricordo che il sottoscritto non è più il consigliere comunale dell'ass.Lantieri da circa un anno quindi lei non solo non sa cosa scrive ma dice anche cose poco esatte.
Le ricordo che  ho iniziato la mia battaglia per la difesa del nostro ospedale già quando lei era sindaco di questa città, lo stesso periodo che ha sancito la chiusura del nostro ospedale con la chiusura di diversi reparti,( Urol,che faceva 600interventi l'anno, Ost, orl, Card, e tanti servizi utili ai cittadini.), chiusura che lei non ha saputo ,o forse non ha voluto, o ancora peggio potuto evitare per i suoi, risaputi, vecchi rapporti con la politica Ennese (quella che conta). Quindi Caro prof il sottoscritto in questi tre anni di esperienza politica ha cercato di difendere quel poco di ospedale che è rimasto cercando anche, a mie spese, di far capire, gli errori fatti in passato e le scelte poche adeguate fatte quando lei era sindaco, assente ad ogni protesta e manifestazione. Non ho mai nascosto nessuna verità, anzi ho sempre denunciato tutto mettendo anche a rischio la mia serenità lavorativa senza mai avere l'appoggio di nessuno e con una amministrazione del tutto assente al problema. Quando il 3 giugno ho risposto a un articolo di Miroddi che parlava di chiusura, contraddicendolo, lo feci perché, in un momento in cui ci sono tavoli aperti, per ascoltare proposte e trovare soluzioni, si devono evitare frasi scoraggianti e indisponenti ma anzi bisogna supportare chi cerca di trovare soluzioni. Le ricordo che il sottoscritto, ancor prima che il collega Ribilotta chiedesse la convocazione della conferenza dei capi gruppo mi ero già attivato, nonostante mi trovavo in ferie fuori sede, per convocare la conferenza dei capi gruppo tramite il presidente del consiglio e il consigliere Cimino invitandoli , con urgenza, a invitare i due deputati e le associazioni. Ma forse lei è troppo impegnato a far passeggiare il suo cane per distinguere i buoni dai cattivi e chi fa e chi non fa. Io credo che ,di fronte al rischio di perdere il nostro ospedale, bisosogna mettere da parte l'orgoglio, le simpatie e antipatie personali e soprattutto le polemiche che non fanno altro che distrarci dal problema. Ma comunque la ringrazio per la sua critica mi servirà da carburante,  dinnanzi a questo ulteriore scempio,
 per continuare a denti stretti,con forza, lealta e senza nessuno scopo elettorale il mio impegno a difesa del nostro ospedale. 
Concetto Arancio.»

La replica del direttore.

Una lettera come quella del Consigliere Arancio difficilmente avrebbe trovato spazio in qualunque organo di informazione, tanta è la volgarità dei suoi toni e dei suoi contenuti, ma può essere utile per chiarire alcune cose.

Da cosa nasce questa scomposta nota? Dal fatto che nel mio editoriale di sabato scorso, in relazione alla notizia fornita tre mesi fa dal sindaco di una chiusura dell’ospedale prevista a dicembre 2017, ho scritto che: «la smentita del Direttore Cassarà, le rassicurazioni dell’assessore Lantieri e perfino i rimbrotti del suo consigliere comunale di complemento, Arancio, sembrano tentativi di nascondere l’evidenza, “u sul ccu crivu”, direbbero gli anziani». In altre parole, alla luce di quello che sta accadendo in questi giorni, gli interventi fatti all’epoca contro quell’affermazione del sindaco, tra cui quello del consigliere, appaiono veli di fronte a ciò oggi più chiaramente si va configurando come un esito molto probabile: la imminente chiusura dell’ospedale.
Come si vede, nessuno ha mai affermato che tal consigliere non si sia impegnato nella difesa della struttura sanitaria, né che abbia nascosto alcunché. Probabilmente saranno stati altri a rimproveraglielo.

Alla mia banale osservazione lunga 186 caratteri di cui solo 64 riguardano tal consigliere, si risponde con una filippica di oltre 2000 battute (30 a 1). Analizziamola nel dettaglio.
Io sono da qualche settimana il Direttore responsabile di un organo di informazione, ma sono anche un semplice cittadino italiano che ha tutti i diritti di qualunque altro, tra cui quello di pensiero e di parola ai quali non intendo rinunciare. Che io sia prof., come dice tal consigliere, non ha nessuna importanza. Il mio lavoro lo svolgo nelle aule universitarie e in tutti i luoghi e i contesti in cui è richiesta la mia competenza specifica. Quando esprimo il mio pensiero su questioni diverse da quelle dell’ambito accademico – e in particolare nelle questioni politiche – il mio titolo (o i miei), non è necessario, non c’entra. Eppure tal consigliere – e non è il solo – ritiene di replicare usando due volte il titolo prof.. 
Perché? 
Si tratta di un basso artificio retorico che intende mettere in cattiva luce le affermazioni dell’interlocutore, attraverso un tono sfottente: siccome l’autore della nota teme che il suo interlocutore goda di una qualche autorevolezza, cerca di sminuirlo cercando di mettere in ridicolo ciò che testimonierebbe la presunta autorevolezza: in questo caso il titolo accademico.
È questo, anche, (e non è necessario essere psicologi per comprenderlo) il segno di una profonda frustrazione, di un sentirsi qualcosa in meno che spinge a colmare il gap con questo tono prepotente. È un atteggiamento immotivato e sbagliato, ma me ne farò una ragione. 
Il secondo artificio retorico utilizzato è quello di attaccare l’interlocutore non per quello che ha affermato e che si vorrebbe contrastare, ma per altro che avrebbe fatto o detto in altri momenti. Lo scopo è sempre la sua delegittimazione. Anche questa arma, come la prima, però è spuntata. Di ciò che ho fatto in un altro momento della mia vita e in un altro ruolo, quando sono stato sindaco, ho risposto fino in fondo e sarà poi la storia a dare un giudizio sulle attività amministrative di quegli anni, come di quelli precedenti e successivi, con la dovuta prospettiva temporale. La storia dirà, per esempio, che i posti letto nel Chiello avevano subito una piccola riduzione nel quinquennio 2008-13 e un drastico ridimensionamento fino, Dio non voglia, alla chiusura, nel quinquennio 2013-18. Ma tal consigliere non si preoccupi: nessuno eventualmente assocerà il suo nome a questo evento, nessuno probabilmente se lo ricorderà, ma sarà quello del sindaco pro-tempore a rimanere scolpito. 
Avviandomi alla conclusione dell’analisi mi fa sorridere un’ulteriore affermazione, secondo l’autore, sfottente e, ancora una volta delegittimante, secondo la quale, essendo impegnato a fare passeggiare il mio cane, avrei difficoltà a distinguere i buoni dai cattivi. Questa attività non mi appartiene, lo farà il buon Dio, al momento opportuno, per chiunque ci creda, e lo fanno i giudici in questa terra. Passeggiare con il cane almeno due volte al giorno per una buona mezzora, la mattina molto presto e la sera molto tardi, aiuta, invece, a riflettere, a chiarirsi le idee e a capire, per esempio, qual è il rapporto tra il gravissimo declino in cui Piazza è piombata e la infima qualità di buona parte della classe politica che ha selezionato. Suggerirei al consigliere di raccogliere uno di quei bellissimi cani randagi che girano per la città, di adottarlo e di farlo passeggiare almeno due volte al giorno. Giusto per riflettere prima di scrivere.
Quello che rimane dell’inutile nota del consigliere, pertanto, è solo un’amarezza per dovere constatare, ancora una volta, quello che venti anni fa scriveva Mario Capanna (Il fiume della prepotenza, Rizzoli, 1996). Egli osservava che viviamo il tempo della prepotenza cioè di quel comportamento umano che mira a fare prevalere le proprie idee «ricorrendo alla forza, alla prevaricazione, all’offesa, ritenendosi motivato o giustificato dall’estrazione sociale, dall’appartenenza a una parte politica» e che, per farlo, usa la delegittimazione dell’altro e, se necessario, la minaccia, la violenza.
Purtroppo sia il Direttore responsabile che la redazione di Startnews, sono impermeabili ai puerili tentativi di delegittimazione e, ancora meno, agli altri eventuali mezzi di pressione.
Continueremo a dire e a scrivere quello che pensiamo e ad accogliere anche pensieri altri. Quello che invece non faremo più è dare spazio a note scritte con la volgarità dei toni e i contenuti di quella del consigliere Arancio. Da chiunque vengano.

PS. Scrivere “consigliere comunale di complemento” al di là del fatto che la geografia politica, nel frattempo, sia cambiata (ormai siamo abituati alle porte girevoli della politica) significa riconoscere al consigliere un ruolo di supporto al politico più importante. Affermare “consigliere comunale dell’assessore”, disvela la logica proprietaria, dell’uomo (o donna) che appartiene a un altro uomo (o donna). Mi dispiace, ma anche in questo caso emergono idee, valori e comportamenti agli antipodi dai miei.  

Carmelo Nigrelli



 

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