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10/01/2017 - 10:27:55

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LA NUOVA PIAZZA DIGITALE ED IL POPULISMO

E' doveroso fermarsi a riflettere per cercar di comprendere cosa splende sotto il sole del ventunesimo secolo.


La nuova piazza digitale ed il populismo

La nuova piazza digitale ha condizionato irreversibilmente la divulgazione della conoscenza. La società attuale ci appare come un turbinio di particelle impazzite che corrono attraverso la rete per trovare una loro labile collocazione e una volta trovata scompaiono nel nulla. Tutto sembra un continuo divenire, ci sfuggono regole, concetti e parole. Usiamo dei termini a noi noti ma con significati diversi, ne inventiamo di nuovi, guardiamo il mondo virtuale evolversi in maniera casuale e per molti aspetti incontrollabile. Novità apparentemente irrilevanti cambiano totalmente il nostro modo di vivere e di pensare. 
Vi sono state delle epoche storiche di profondo cambiamento tecnologico, una di queste è senza dubbio l'avvento delle immagini che contribuì alla manifestazione di onnipotenza che di sé diede il nazismo, magistralmente condotta da Joseph Goebbels. Nulla però è paragonabile a quello che accade oggi. Pertanto 

Ezio Mauro in un illuminante articolo apparso su “La Repubblica” del 31/12/2016 scrive «Il paesaggio democratico in cui siamo cresciuti e dentro il quale abbiamo immaginato il futuro dei nostri figli sta andando in pezzi». L'avanzata irresistibile della Tecnocrazia ha messo a nudo le debolezze della democrazia che sembra non bastar più a se stessa. Si sgretola ogni forma di pensiero e aggregazione classica e gli unici a restare a galla sono «gli imprenditori del peggio» cioè coloro i quali fanno una politica contro senza mai qualcosa in cui credere. 

È dunque il populismo la nuova forza della politica e l'unica forma di rappresentanza della società tecnocratica? 
Nell'enciclopedia Treccani il Populismo viene descritto come una «forma di prassi politica, tipica di Paesi in via di rapido sviluppo dall’economia agricola a quella industriale, caratterizzata da un rapporto diretto tra un capo carismatico e le masse popolari, con il consenso dei ceti borghesi e capitalistici che possono così più agevolmente controllare e far progredire i processi di industrializzazione». Questa definizione – appare evidente – non ha tenuto conto dell'evoluzione sociale contemporanea. Se pensiamo al populismo odierno ci vengono in mente Trump, Hofer, Le Pen, Salvini e naturalmente Grillo. 
Ciò che accomuna questi leader è un'innata padronanza nel gestire le folle e la comunicazione mediatica, soprattutto quella televisiva, ma non solo. Trump e Grillo nella loro vita hanno lavorato e vissuto di talk show, programmi televisivi e spettacoli pertanto conoscono a perfezione le regole della comunicazione. Sanno che la cosa più importante è far parlare di sé qualunque cosa si dica. 

Non a caso il mezzo di comunicazione più usato da Trump è Twitter, mentre Grillo preferisce il blog. Entrambi i mezzi di comunicazione citati non permettono repliche immediate. In queste forme comunicative i pensieri profondi e articolati non servono poiché nessuno si ferma più ad analizzare i contenuti e le ripercussioni dei proclami lanciati. Il popolo, o per meglio dire il volgo, guarda le immagini, legge i titoli e non va oltre. La realtà si trasforma così in un soliloquio violento e acceso condotto da un attore che fa di tutto per apparire colto, sicuro di sé e autoritario.
I punti di riferimento cui eravamo abituati vengono meno, non esistono più luoghi di aggregazione reali e la piazza digitale è una piattaforma che serve a divulgare le proprie idee. Il nuovo aspetto del populismo post-democratico è votato alla distruzione del pensiero liberale ritenuto vecchio, obsoleto e inadeguato. Una regola fondamentale: non tracciare nessuna linea guida sulla ricostruzione. Sedersi attorno ad un tavolo o un blog solo per comprendere non sembra una priorità della società tecnocratica. I blog devono creare notizie sensazionali e il risultato è «un deserto culturale, dove di fronte all'impatto devastante delle tre crisi e alla fatica della democrazia manca la capacità della destra di governo e soprattutto della sinistra di elaborare un pensiero alternativo». 

I citati interpreti la soluzione sembra l'abbiano trovata: cancellare la cultura liberale, andare alla ricerca dell'anno zero, riscrivere la storia abbandonando l'idea che la cultura liberale sia un valore fondante della società occidentale. 
Le ideologie del novecento trasformate in dittature cosa si proponevano se non una nuova interpretazione della storia, un nuovo credo escatologico che prometteva la risoluzione di tutti i problemi che la società occidentale aveva generato? Il superamento della devastante crisi economica e dello spirito aggregazionista guidato dagli ebrei avrebbe prodotto una nuova società, Individualista, Populista e Tecnocratica. Meditate gente meditate. 



 

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