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09/02/2017 - 09:50:22

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LA CRISI DEL PARTITO DEMOCRATICO: DEVE SCIOGLIERE OGNI EQUIVOCO E SCINDERSI?

Intanto spira sempre pił forte il vento di nazionalismo e populismo che, dopo aver colpito Stati Uniti e Gran Bretagna, pare voglia investire Olanda, Francia, Polonia e Ungheria.


La crisi del Partito Democratico: deve sciogliere ogni equivoco e scindersi? Controcanto di Sergio Rossitto
 
Unirsi o dividersi? Quando un legame diventa soffocante meglio scioglierlo, soprattutto se il compagno ti picchia ed è prepotente.Non so se questa soluzione gioverà al paese, ma alla nostra psiche sicuramente sì. Però sarebbe meglio riflettere a lungo prima di tirar fuori di nuovo dal cilindro l'Ulivo 4.0! Il primo era un'alleanza articolata su più piani e Prodi fu in qualche misura il valore aggiunto. Come sono andate poi le cose lo sappiamo. Niente più coalizione, partito unico e miserabile, alla fine preda di loschi personaggi, totalmente cambiato, odiosamente revisionista, persino della nostra Costituzione!

Ma tutto questo è avvenuto in un contesto bipolare che non esiste più. Raggiungere la soglia del 40 % senza coalizioni e in assenza di bipolarismo è una chimera per tutti e il proporzionale che si annuncia vanifica del tutto le primarie.
In questo contesto appare non più tollerabile l'assoluta mancanza di rispetto per l'elettore. Sembra che nessuno si interessi, se non tiepidamente la sinistra dem, allo sfregio perpetratoci dalla Consulta che ha fatto passare l'unica cosa che avrebbe dovuto cassare, i capilista bloccati, consegnandoci di fatto quel mostro costituzionale che, consentendo ai segretari politici l'elezione di oltre metà del parlamento, espropria  i cittadini di un diritto sancito dalla Costituzione: quello di scegliersi i parlamentari. Nessuno che accenni minimamente all'inalienabile diritto dell'elettore. Perseverano nelle loro masturbazioni mentali disquisendo senza soluzione di continuità su proporzionale e maggioritario, premio alla lista o alla coalizione, sulla data delle elezioni.

Davvero nessuno capisce, nel PD almeno, che la scissione avverrà solo se a un segretario, chiunque esso sia, verrà consentito di prevaricare l'altra componente con la nomina di fedelissimi?
Se davvero non vogliono consegnare il Paese al M5S si adoperino per armonizzare la legge elettorale reinserendo nel contempo la possibilità di scegliere i candidati. Se ciò non avvenisse il popolo di sinistra, quello vero, quello che non si riconosce certo nei Martina, Orlando, Orfini, zerbini di Renzi, disperderà il suo consenso in residuali gruppuscoli, se non andrà addirittura a rinfoltire le fila dell'antipolitica. 
A tale proposito cade a fagiolo Arturo Parisi che, in una recente intervista, racconta una lucida verità: «Una stagione è finita. Una stagione del Paese e (riferendosi al ragazzo di Rignano) una della sua vita».
Il PD, abbandonato da milioni di elettori e da centinaia di migliaia di iscritti, deve sciogliere ogni equivoco e scindersi. Solo cosi molti moderati torneranno a votare per un normale partito di centro, mentre la sinistra riprenderà la sua autonomia. Condizione indispensabile per rimobilitare gli elettori e riaprire un nuovo ciclo politico. Si aprirebbe uno spazio nuovo alla mediazione e a una politica di alleanze. Chiamiamolo come vogliamo: centro-sinistra, Ulivo 4.0 et similia. L'importante, ora e dopo, è che questo spazio apertosi con la strategica vittoria del No e una inusitata risorgenza costituzionale, venga realizzato evitando presenze sgradevoli. Il PD credo non sia più ricomponibile e se si deve fare un congresso solo lo scioglimento può essere messo all'Ordine del gionro. Ogni cosa chiara che riesca a ricollocare le cose al loro posto è un bene per il paese.  
Fa sorridere, al riguardo, l'aria di scissione che pare si respiri nell'NCD. Chissà cosa ci risponderebbe un matematico se gli chiedessimo quanto fa 0:0!

Intanto spira sempre più forte il vento di nazionalismo e populismo che, dopo aver colpito Stati Uniti e Gran Bretagna, pare voglia investire Olanda, Francia, Polonia e Ungheria.
"Controcanto” non può che sperare che Zygmunt Bauman abbia torto quando sostiene che il nazionalismo è la porta delle guerre. Unica certezza lo spread Btp-Bund che vola oltre i 200 punti toccando una soglia che non raggiungeva dal febbraio 2014.
Una bufera di proporzioni inaudite si abbatte anche sul Campidoglio. Mentre la magistratura segue il suo corso, i fratricidi protagonisti della congiura del Campidoglio, dopo aver ucciso Marino, volano su quella che ritengono possa essere la loro prossima preda. Miserabili avvoltoi che non capiscono che dopo Virginia il turno non sarebbe più loro ma della destra. Anche gli avversari interni vogliono la testa della Raggi (Lombardi su tutti) e non si può, del pari, tollerare che si ergano a vittime per le critiche al sindaco che piovono da ogni dove, se loro stessi la massacrano. Facciano pulizia prima al proprio interno! Così come non è accettabile che non tollerino nemmeno la satira che inevitabilmente porta alla memoria Scajola e Bertoni a cui avevano rispettivamente regalato e ristrutturato appartamenti, a loro insaputa, ovviamente.

Sempre nella Capitale ma in un altro palazzo, la ministra Madia che vanta un curriculum di tutto rispetto avendo ricoperto, tra gli altri, i ruoli di fidanzata di Giulio Napolitano (erede del presidente emerito) e di datrice di lavoro nonché di elargitrice di stipendio al primogenito dell'attuale, suo capoufficio legislativo a 125.000 € annui, sta varando un decreto contro gli impiegati statali. Sì, proprio lei che nel novembre 2016 è stata bocciata dalla Consulta per l'incostituzionalità della sua riforma. Lei che, da ministra della Pubblica Amministrazione, anziché impegnarsi per il rinnovo del contratto nella Pubblica Amministrazione, scarica la sua rabbia  contro coloro che dovrebbe tutelare, in barba alla sentenza della Corte Costituzionale che due anni fa stabilì che i contratti del pubblico impiego, bloccati da otto anni, dovevano essere rinnovati. Lei che, anziché stanare i fannulloni in Parlamento e stigmatizzare le loro settimane cortissime e le loro frequentissime assenze (solo qualche giorno fa una foto ritrae i 13 senatori su 315 che ascoltano Padoan, mentre 302 latitano, il 96%), se la prende con l'ultima ruota del carro! Forse farebbero meglio a capire, e in fretta, che questa politica non ha più titoli né per giudicare né per agire. Al loro posto io proverei un'infinita vergogna. Sarebbe meglio se questa associazione di improvvisati non più credibile sparisse per sempre. Fa solo ridere o piangere. Fate voi!

Basta e avanza, direte, cos'altro può essere successo? Mai mettere limiti alla provvidenza divina!
Forse per evitare crisi di astinenza al popolo italico ecco tornare l'Emerito sotto le luci della ribalta. «Un paese civile vota a scadenza naturale». Potremmo anche essere d’accordo, ma non certo perché lo ha detto lui! Tacesse per il resto dei suoi giorni (che gli auguriamo ovviamente lunghissimi), se non altro per farci dimenticare la sua nefasta presenza nella politica italiana. 
In un paese civile non sarebbe mai arrivato alla Presidenza della Repubblica, lui, artefice della secretazione delle dichiarazioni dei pentiti sulla Terra dei fuochi da ministro degli interni, che molto sa dell'affaire dei fondi dell'URSS al PCI.
In un paese civile non avrebbe firmato leggi incivili come il lodo Alfano, la distruzione delle intercettazioni telefoniche con Mancino, il salva liste del PDL alle regionali del Lazio, lo scudo fiscale, le norme razziali e anti-rom di Maroni.
In un paese civile non avrebbe mai permesso a Berlusconi di ricompattare la maggioranza attraverso la compravendita di parlamentari (crisi del 2010), non avrebbe impedito il ritorno al voto nel 2011, non avrebbe nominato un presidente del consiglio imposto dall'Europa avallando poi tutte le sue controriforme sociali, non avrebbe prorogato il mandato di un presidente del consiglio mai eletto, non avrebbe azzerato l'esito delle elezioni. 

Fa solo ridere o piangere. Anche questa volta, fate voi! Meglio tacere sull'infamia della guerra contro la Libia.
Infine non avrebbe tramato con Renzi una porcata di proporzioni cosmiche che si ostinavano a chiamare "riforma costituzionale" che conteneva un comma, il comma Napolitano, lo schiaffo agli italiani che prevedeva, in caso di vittoria del sì, la miseria di 15.000 € al mese a se stesso, il Presidente emerito!
Mai più presidenti della Repubblica come Napolitano e del Consiglio come Renzi!, questo è l'augurio che faccio a tutti noi e spero di non essere tacciato di qualunquismo se concludo prendendo in prestito il titolo di un famoso film di Comencini: TUTTI A CASA!

Sergio Rossitto



 

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