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15/04/2017 - 09:46:02

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A PROPOSITO DEL RANDAGISMO...PIAZZA NON È UN PAESE PER CANI

Chi amministra la città non solo non ha fatto ciò che è suo dovere per tenere sotto controllo il fenomeno ma ha cancellato le azioni che mettevano il comune in regola


A proposito del randagismo...Piazza non è un paese per cani Il Sabato del Villaggio di Fausto Carmelo Nigrelli

Un filmato con un vecchio miliardario ridente che allattava un agnello ha fatto il giro del mondo sollevando in Italia enormi polemiche sull’antica tradizione cristiana che vuole questo piatto sulla tavola pasquale. Ottocentomila agnelli vengono sacrificati alla tradizione, secondo gli animalisti che chiedono che questo massacro cessi. Forse sarebbe il caso che cessassero certi estremismi ideologici. Chi vuole mangi l’agnello, chi non vuole mangi le fave.
Ma in questa settimana pasquale nella ridente cittadina del centro della Sicilia al centro dell’attenzione sono stati altri quadrupedi: i cani. All’inizio della settimana su Facebook è circolato un video che mostrava la cattura di un randagio in centro città. Il cane trascinava le zampe posteriori, si dimenava e gli operatori che lo stavano prendendo sembravano troppo decisi. Il social, in questo caso, è servito a chiarire la situazione. La società che gestisce il canile privato operativo a Piazza e che, a dire il vero è costituita da giovani competenti e che fanno bene il loro lavoro nel rispetto degli animali, aveva ricevuto un’ordinanza sindacale per catturare un certo numero di randagi e quello che era stato ripreso era sedato perché potesse esserne più sicura la cattura. L’azione era avvenuta sotto il diretto controllo di un veterinario e il giorno dopo sullo stesso social le fotografie del cane in ottima salute hanno tranquillizzato tutti gli amici dei quattrozampe.

L’episodio, però, pone al centro della riflessione la questione del randagismo che è il tipico esempio di un problema che va gestito quotidianamente in forma ordinaria e non con atti straordinari come le ordinanze.
Come per tutte le azioni amministrative, affrontare la questione del randagismo significa dovere contemperare diritti legittimi e divergenti: quello della salute e della sicurezza delle persone, innanzitutto, quello riconosciuto agli animali, quello delle associazioni che li difendono e quello dei cittadini che ne hanno paura.
Il sindaco di ogni città, sulla base della legge sulla tutela degli animali e la lotta al randagismo del 1991 che persegue «la corretta convivenza tra uomo e animale» e tutela la salute pubblica e l’ambiente ha responsabilità precise: deve provvedere alla messa in funzione o alla costruzione di canili comunali e rifugi per cani; ha la responsabilità della gestione di canili e gattili o in forma diretta o tramite convenzioni con associazioni animaliste e zoofile o con soggetti privati; è responsabile della identificazione e registrazione in anagrafe canina, tramite il Servizio Veterinario pubblico, dei cani rinvenuti sul territorio e di quelli ospitati nei rifugi e nelle strutture di ricovero convenzionate, ecc…E’  responsabile della sicurezza dei cittadini quindi quando accadono fatti gravi come l’aggressione di qualche settimana fa che ha provocato gravi ferite a un cittadino, ne risponde in prima persona. (Le responsabilità sono, dunque, enormi se pensate che il sindaco di Scicli fu condannato a 6 anni e 2 mesi perché qualche anno fa un branco di cani randagi sulla spiaggia aveva aggredito e ucciso un bambino tedesco di 10 anni.)
Come ha scritto qualche giorno fa Innocenzo Di Carlo su questo sito, la questione fu affrontata fin maniera organica fino al 2013. Nell'aprile 2013 la Giunta comunale aveva approvato il progetto del canile municipale previsto nell’area ad esso assegnata in C/da Arenazzo dal Piano regolatore (di cui era previsto l’esproprio), proprio accanto al canile privato esistente con il quale si sarebbero potute avviare sinergie gestionali in convenzione. Le somme richieste (224 mila euro) erano immediatamente disponibili.

Nella struttura si sarebbero potuti ospitare 60 cani in 15 box, 3 cani in 3 box isolamento (per animali in post operatorio, motivi clinici, malattie o perché violenti) e 40 cani nei 10 recinti, per una capacità totale di 103 animali. Inoltre il progetto prevedeva un blocco servizi e la sala operatoria, con locale di degenza e ambulatorio, presso cui avrebbero potuto lavorare i veterinari dell’ASP. 
Nel canile, dunque, si sarebbero potuti custodire i cani randagi catturati, che dopo l’identificazione mediante microchippatura e sterilizzazione, sarebbero stati affidati o reimmessi nel territorio.

Non si fece in tempo ad avviare la gara per l’incombere delle elezioni amministrative, dopo di che la gara fu bloccata dalla nuova amministrazione e le somme furono destinate ad altro.
Ma il tema del randagismo non riguarda solo i canili. È un problema complesso che si deve riconoscere come tale, affrontare e risolvere. O, almeno, tentare di farlo.
Niente di tutto ciò è stato fatto da quattro anni a questa parte.
Fino al 2013 Comune di Piazza Armerina, grazie a un accordo con l’ASP e le associazioni animaliste, sotto la regia dell’assessorato comunale alla sanità, aveva svolto ripetute campagne di microchippatura gratuita di cani padronali: oltre 1000 animali erano stati registrati. Contemporaneamente erano stati sterilizzati senza costi per la collettività 77 cani randagi ed erano stati posti in adozione 384 cuccioli, in buona parte inviati in altre regioni grazie alla rete delle associazioni.

Da allora nessuna attività ordinaria è stata svolta per la microchippatura dei randagi e per la loro sterilizzazione. La collaborazione con il servizi veterinario dell'ASP (che era un esempio a livello regionale) è stata interrotta.
Il fenomeno, come tutto ciò che di interesse pubblico a Piazza, è stato abbandonato a se stesso.
In questo c’è una responsabilità oggettiva grave da parte di chi, amministrando la città, non solo non ha fatto ciò che è suo dovere per tenere sotto controllo il fenomeno, ma ha cancellato le azioni che mettevano il comune in regola con le sue responsabilità, che rispondevano all'esigenze di sicurezza dei cittadini, di decoro della città e di benessere degli animali. E di questo dovrebbe rispondere ai cittadini e, forse, anche alle magistrature ordinaria e contabile.
A proposito: questo è il “Sabato del villaggio” n. 33, come gli anni di Cristo e capita proprio dopo il venerdì santo. Buona pasqua di resurrezione.

Fausto Carmelo Nigrelli



 

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