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17/07/2017 - 16:23:08

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CASO YARA, OGGI SENTENZA D'APPELLO SU BOSSETTI: “POTEVA ESSERE MIA FIGLIA, NON L'HO UCCISA”

I giudici della Corte d’Appello di Brescia si esprimeranno oggi emettendo un verdetto di secondo grado su Massimo Bossetti, già condannato all’ergastolo lo scorso anno.


Caso Yara, oggi sentenza d'appello su Bossetti: “Poteva essere mia figlia, non l'ho uccisa” Si chiude oggi, di fronte alla Corte D'Assise d'Appello del Tribunale di Brescia, il secondo capitolo del processo sull'omicidio di Yara Gambirasio che vede – come unico imputato – Massimo Bossetti, il muratore bergamasco già condannato all'ergastolo in primo grado. L'udienza si è aperta con una dichiarazione spontanee da parte dell'uomo, che ha chiesto scusa per "il comportamento scorretto" tenuto nella prima udienza quando era sbottato alle affermazioni del sostituto pg. "Pensate però come può sentirsi una persona attaccata con ipotesi fantasiose e irreali", ha detto, leggendo dei fogli estratti da una cartella rossa. "Poteva essere mia figlia, la figlia di tutti noi – ha aggiunto Bossetti -, neanche un animale avrebbe usato tanta crudeltà".

In un passaggio della sua lunga dichiarazione Bossetti ha detto: "Voi siete liberi di credere o non credere ma io vi ribadisco la mia innocenza. Se fossi stato io il colpevole non avrei resistito, avrei confessato, non sarei stato più in grado di gestire nessun aspetto della mia vita. "Bossetti – ha detto, in terza persona – non è capace di violenze, non ho mai fatto male a nessuno e l'unico sentimento che mi tiene in vita è l'amore per la mia famiglia".


Nelle prossime ore i giudici – due togati e sei popolari – si riuniranno in camera di consiglio per emettere il verdetto: solo dopo un lungo confronto e un accurato studio degli atti saranno in grado di emettere. Sarà il presidente della corte Enrico Fischetti a leggere la decisione finale e quattro sono le opzioni in campo: conferma della sentenza di ergastolo, riforma parziale del primo grado – l'accusa chiede l'ergastolo con isolamento diurno per sei mesi -, assoluzione oppure esame sul Dna, in particolare sulla traccia trovata su slip e leggings della ragazzina attribuita a Ignoto 1 poi identificato in Bossetti.

Il confronto intorno al DNA di Bossetti
Saranno i giudici a dover ripercorrere gli ultimi sette anni, a partire da quel 26 novembre del 2010 – giorno della scomparsa della giovanissima ginnasta di Brembate di Sopra (Bergamo) – fino all'arresto di Massimo Bossetti. Negli ultimi mesi si è molto ragionato intorno all'assenza del Dna mitocondriale del muratore che tuttavia – secondo il rappresentante dell'accusa Marco Martani – "non inficia il risultato: è solo il Dna nucleare ad avere valore forense". "Quel Dna non è suo, non c'è stato nessun match, ha talmente tante criticità – 261 – che sono più i suoi difetti che i suoi marcatori", sostengono i difensori di Bossetti Claudio Salvagni e Paolo Camporini che chiedono di risolvere l'"anomalia" con un accertamento alla presenza delle parti.

Gli altri indizi a carico di Massimo Bossetti
Non c'è però solo l'esame del Dna: la prova scientifica – per l'accusa "assolutamente affidabile" – va valutata insieme agli altri indizi di un'indagine che non ha tralasciato nessuna ipotesi. Il cadavere della 13enne venne ritrovato il 26 febbraio del 2011 in un campo di Chignolo d'Isola: la caccia al killer prese le mosse da quel giorno. Secondo i risultati dell'autopsia Yara è morta in quel campo dopo una lunga agonia. Per la difesa, invece, la ragazzina è stata uccisa altrove. Contro l'imputato ci sono altri elementi: dal passaggio del furgone davanti alla palestra alle fibre sulla vittima compatibili con la tappezzeria del suo Iveco; da tracce di elementi metallici sul corpo di Yara che rimandano al mondo dell'edilizia all'assenza di alibi per Bossetti. Indizi che la difesa respinge. Oggi a stabilire la verità saranno i giudici.



 

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