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. 29/10/2013 - 8.12.26

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LA VITA SEGRETA DI OETZI CHE NON CONOSCEVATE


La mummia del Similaun continua ad avere molte sorprese da svelare: l'ultima di queste ci porta addirittura fino ai suoi parenti.


Fin da quando un ritrovamento fortuito nel 1991 lo restituì alla contemporaneità, Ötzi non ha mai smesso di stupire, in virtù dell’immensa quantità di informazioni che il suo corpo mummificato ha saputo fornirci: grazie a lui oggi possiamo conoscere qualcosa di più dell’esistenza quotidiana degli uomini preistorici che vissero lungo l’arco alpino, provare a comprendere per quanto possibile abitudini, stili di vita, caratteristiche, malattie e piccoli acciacchi. La precisione delle più moderne e raffinate tecnologie ci sta aiutando sempre più a familiarizzare con quest’uomo del quale ormai conosciamo vita, morte ed aspetto fisico: ecco dunque riassunti alcuni tra i più interessanti segreti, a cominciare da quello di più recente scoperta e, forse, maggiormente sorprendente.

 

Ötzi e i suoi fratelli
Probabilmente non sarà possibile riscontrare alcuna somiglianza in essi, dato che di tempo ne è passato da quando Ötzi si aggirava in quell’area che oggi costituisce uno dei confini tra Italia ed Austria: eppure, a quanto pare, nel Tirolo ci sarebbero 19 discendenti dell’uomo venuto dal ghiaccio. Lo rivelerebbero i ricercatori dell’Università di Innsbruck che hanno analizzato il DNA proveniente dal sangue di 3.700 donatori di sesso maschile. Specifici marcatori genetici presenti sul cromosoma Y avrebbero consentito agli studiosi di ottenere un quadro chiaro della situazione in cui 19 individui condividerebbero un antenato comune con Ötzi, vissuto tra i 12.000 e i 10.000 anni fa. Il primo elemento che ha spinto il professor Walther Parson a mettersi a caccia dei parenti della mummia del Similaun è stata la constatazione che il sangue di Ötzi appartenesse ad un aplogruppo del cromosoma Y (raggruppamenti di combinazioni di marcatori trasmessi dal padre al figlio maschio) relativamente poco diffuso nell’Europa centrale: l’aplogruppo G, infatti, si riscontra per lo più nel Caucaso e in Medio Oriente. Per indagare, dunque, si è fatto riferimento anche alle singole storie personali di quanti hanno donato il proprio sangue, avendo così la possibilità di escludere coloro i quali provenissero da aree troppo distanti o avessero un’ascendenza genetica troppo mescolata. Alla fine, sono emersi i profili di una manciata di persone, forse la progenie di quei primi agricoltori che, dal Medio Oriente, attraverso un processo lungo e complesso, portarono i loro preziosi saperi in Europa.

 

Agopuntura preistorica
Ma di storie interessanti, la mummia del Similaun ce ne ha regalate parecchie negli anni: colpirà l’immaginazione di molti scoprire che il corpo dell’uomo era completamente ricoperto di tatuaggi. Oltre 50 disegni disseminati lungo l’intera superficie dell’epidermide, la più antica testimonianza di questa pratica di cui siamo in possesso: raffigurazioni di linee e croci che, però, probabilmente non avevano un valore estetico bensì terapeutico. È stato infatti osservato come i punti del corpo contrassegnati fossero quelli maggiormente esposti a sollecitazioni e, dunque, che presumibilmente causavano dolore all’uomo. Ma ancor più singolare è il fatto che tali punti siano i medesimi sfruttati dall’agopuntura, tecnica medica che si ritiene generalmente sorta e sviluppatasi in Cina diversi millenni  dopo: le più antiche testimonianze in proposito non risalgono a prima del 1.600 a. C., mentre di Ötzi sappiamo che visse tra il 3.350 e il 3.100 a.C. In ogni caso, alcun ago venne utilizzato per realizzare i segni: si ricorse all’incisione sull’epidermide, strofinando con del carbone vegetale.

 

Niente latte, per favore
Oltre a soffrire di colesterolo alto, patologia di origine presumibilmente familiare (difficile immaginare che l’uomo dei ghiacci, ai suoi tempi, conducesse una vita sedentaria o avesse un’alimentazione eccessivamente ricca in grassi), Ötzi aveva qualche problema con il lattosio, ossia non lo digeriva bene: un fenomeno assai frequente, in verità, e che probabilmente accomunava Ötzi a tutti – o quasi – i suoi contemporanei. La capacità di digerire il lattosio da adulti, ossia la persistenza dell’enzima lattasi nell’organismo umano, è connessa ad una mutazione genetica verificatasi soltanto negli ultimi 7.000, naturalmente in maniera non omogenea e neanche immediata: in particolare, fu la rivoluzione che comportò il Neolitico a selezionare tale carattere. Prevalente tra le popolazioni scandinave, tale mutazione – e la sua diffusione avvenuta pochi millenni fa – è un evidente riflesso della precarietà dell’esistenza in quel tempo: l’accesso all’altissimo valore nutrizionale del latte poteva costituire un vantaggio chiave per la sopravvivenza. Ma Ötzi, da grande, fece probabilmente a meno del latte: del resto, qualche informazione sulla sua dieta la possediamo.

 

Per cena, stambecco
È noto come l’uomo dei ghiacci non morì serenamente di vecchiaia in qualche comodo giaciglio: gli esami radiografici hanno infatti evidenziato come fu una punta di freccia in selce la responsabile della morte. Non avendo leso gli organi vitali, è stato stabilito che Ötzi morì in pochi minuti dissanguato; le tracce di ferite ed escoriazioni, e di una ferita profonda su una mano, fanno propendere per l’ipotesi di un’aggressione violenta, avvalorata dalla presenza di un trauma cranico. In verità, visti gli anni che ci separano dagli eventi, non è possibile avere la sicurezza assoluta: conosciamo però con certezza cosa mangiò l’uomo nelle ore precedenti la sua dipartita. Il suo intestino ha infatti restituito i resti di tre pasti, il primo e l’ultimo a base di carne di stambecco, l’altro con il cervo; presenti anche cereali come il farro, consumati non si sa se in forma di purea o di pane. Nelle sue viscere sono stati ritrovati anche dei pollini che collocano le ultime 12 ore di Ötzi nella Val Venosta.

 

La maledizione di Ötzi
Da buona mummia che si rispetti, anche l’uomo del Similaun ha la sua maledizione: del resto, considerata l’attenzione mediatica di cui Ötzi è stato fatto oggetto fin dal suo rinvenimento, era quasi inevitabile il fiorire di bizzarri racconti al suo proposito. Non sono mancati titoli sensazionalistici, alla ricerca di una seconda storia misteriosa “alla Tutankhamon” da narrare: ma tutti coloro i quali parteciparono alla spedizione che portò alla scoperta di una delle più spettacolari tombe egizie della storia, morirono parecchi anni dopo aver aperto il leggendario sepolcro (l’unico a fare eccezione fu Lord Carnarvon, finanziatore della ricerca, finito nel 1923, decisamente troppo poco per costruirci sopra un mito). Il discorso, naturalmente, va adattato anche alla mummia del Similaun. Del resto a lavorare sul corpo di Ötzi ci sono stati, e continuano ad esserci, centinaia di studiosi: sempre in grado di svelarci nuovi segreti sull’uomo dei ghiacci che sembra aver ancora tanto da dirci.


 

Fonte http://scienze.fanpage.it


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