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16/12/2015 - 08:54:38

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ANCORA. PENSANDO ALL'ANNO CHE È STATO E A QUELLO CHE VERRÀ

Ritengo di dover fare con voi alcune brevi considerazioni. Ancora.


Ancora. Pensando all'anno che è stato e a quello che verrà

 L’anno in corso si sta concludendo. E’ stato peggiore di quello scorso? Ritengo di dover fare con voi alcune brevi considerazioni. Ancora.
La Sicilia è ancora ostaggio dell’omonima privata e-servizi, che, di tanto in tanto, stacca la spina e ricatta l’ente locale perché creditrice di ingenti somme. Lo scandalo non sta solo in questo o nel fatto che una società privata conservi ad Aosta il data base con i dati sensibili di tutti noi e con un costo che rileva nel bilancio dell’Isola, ma nella consapevolezza che la realizzazione della rete non è mai stata conforme alle esigenze degli utenti, prima che degli operatori pubblici e privati.

La viabilità regionale continua ancora a rimanere quella di sempre. Le strade di collegamento sono fatiscenti e spesso inutilizzabili. E non penso solo all’autostrada Catania – Palermo o alla superstrada Caltanissetta – Agrigento, ma alla nostra Grottacalda che, nonostante le dichiarazioni sulla stampa rilasciate nel tempo da tutti i notabili locali, continua a rimanere chiusa e chissà ancora per quanto. Penso alla rete ferroviaria Enna – Palermo che, dopo ogni pioggia, s’interrompe per mesi a Caltanissetta.
Il nostro Chiello resterà ancora aperto, e chi lo tocca. L’ortopedia chiuderà, così come la chirurgia. Non ci sarà la ginecologia, la pediatria né la nefrologia. Un centro di eccellenza per la neurologia o l’alzheimer, no? Eppure renderebbe d’eccellenza il nosocomio. Resterà un supermercato aperto ma con gli scaffali vuoti, nonostante gli annunci diffusi.  

I precari degli enti locali ancora quest’anno resteranno precari. Penso a questi dipendenti a tempo determinato che tengono aperti gli uffici anche nel nostro comune e che, dopo decenni, sono ancora prigionieri della politica. Nessuno ha mai voluto risolvere la questione. Qualcuno è disponibile ad intestarsi questa battaglia?
Ancora quest’anno restituiremo all’UE centinaia di milioni di euro. Solo questi ultimi due mesi ben 600. Bandi pubblicati ma mai esperiti per giovani e meno giovani, inoccupati e no, altri per l’esecuzione di manufatti che non si potranno rendicontare e che quindi faranno fallire ignare imprese.

Come quello del dipartimento regionale acque e rifiuti per la realizzazione di centri per la raccolta differenziata, per esempio, copiato male da quello per gli ATO e mai corretto, vista la competenza transitata ai comuni. Prevede il finanziamento di alcune voci incompatibili con le nuove norme, oltre il fatto che i comuni, beneficiari dei finanziamenti, avrebbero dovuto presentare al dipartimento in oggetto, prima di chiedere le anticipazioni, una fideiussione per la quota della sovvenzione regionale. Induzione al danno erariale. Un ente locale non può garantirsi con un altro ente pubblico. Non è che lo avesse chiesto l’UE. I dirigenti del dipartimento hanno copiato per intero il bando utilizzato antecedentemente per gli ATO, senza correggerlo. Neanche copiare sanno certuni. Risultati: alcuni comuni hanno rinunziato, altri si sono bloccati dopo il bando, qualcuno si è macchiato di danno erariale e ha difficoltà a rendicontare. Soldi resi.

Ancora dati in perdita relativamente alle presenze nei musei siciliani. Così rivela la società Next, che evidenzia anche l'incapacità della politica a convertire il gran numero di visitatori in fruitori dell'offerta culturale. Oltremodo, non credo che sia più procrastinabile il riordino del sistema delle biglietterie per eliminare il flusso di denaro contante ed anche il sorgere del sospetto di eventuali infedeltà di qualche soggetto disonesto che potrebbe intascare una parte degli incassi, non registrando le effettive presenze nei musei con vari raggiri e con nocumento anche alla statistica. Cinque anni fa, a Piazza Armerina, dalla cassaforte degli uffici della Villa Romana del Casale, scomparvero ben 35.000,00 euro, senza scasso e senza schiamazzo. Non si è saputo più niente. Soldi spariti e svanite anche le responsabilità di chi aveva le chiavi della cassaforte.

La cittadina di Aidone ancora in auge. L’amministrazione in carica ha aderito al PST, Programma di Sviluppo Territoriale, un sistema di comunicazione ed aggiornamento sulla finanza agevolata, che consentirà l’informazione gratuita e il supporto a quanti interessati all’accesso alle agevolazioni finanziarie bandite dalle amministrazioni pubbliche superiori, nella speranza che l’eventuale utilizzo di finanziamenti possa incentivare e sostenere lo sviluppo dell’economia locale.

Ha anche inaugurato una mostra virtuale su Morgantina ed aperto un centro di accoglienza turistica multimediale per festeggiare il rientro degli Acroliti dall’Expo di Milano. Inoltre, il Consorzio turistico di Morgantina inizia ad attivarsi nel territorio di competenza con iniziative ambiziose e credibili. Aidone comprova ancora una volta di spendersi per il territorio del centro Sicilia, si sforza di essere un baricentro vitale dei comparti del turismo e della cultura, adoperando dottamente le opportunità proposte dalla tecnologia e i dispositivi in grado di qualificare l’offerta turistica, rendendola competitiva. Non c’è piazza o angolo o palazzo che non sia stato oggetto d’interventi di ristrutturazione o riqualificazione con finanziamento pubblico. Non c’è scuola che non sia stata attenzionata e manutentata.

Di contro, Piazza Armerina è stata ancora l’unica città siciliana, cosiddetta d’arte, a registrare un calo di turisti, a cui si è aggiunto anche una diminuzione di visitatori alla Villa Romana del Casale. Alberghi chiusi, meno 10 % di presenze straniere rispetto allo scorso anno, quasi meno 4% di italiane. Lo stesso dicasi per gli arrivi. Per commentare la situazione, si è svolto il consueto inutile convegno che ha indicato, tra le soluzioni possibili per il sicuro rilancio dell’asfittico comparto, la sistemazione della bretella interrotta dell’autostrada A19 e l’installazione all’interno del sito archeologico di totem raffiguranti alcuni monumenti di Piazza Armerina, in uno alla richiesta di costituzione di una consulta sul turismo per elaborare nuove proposte. Sti cazzi! Vent’anni fa, circa, l’amministrazione comunale di turno, per capire come procedere al rilancio del turismo, diede incarico ad un luminare accademico di Firenze, che, in cambio di venti e rotti milioni di lire, scrisse che occorreva aprire un punto di informazione, realizzare qualche corso di formazione, stampare materiale per la promozione. 

Il bilancio non permette ancora di fare investimenti? Ma per pensare serve la testa, non il portafogli pieno. I soldi servono per ragionare e programmare, semmai, quello che si potrebbe fare. Per fantasticare, invece, occorre la fantasia. Così si potrebbero realizzare low cost ogni mese convegni sulle tematiche più bizzarre, coinvolgendo a turno tutte le associazioni del territorio. Poi, sempre ogni mese, presentazioni di libri con il patrocinio di case editrici; mostre d’arte, di pittura, di scultura, con modesti premi per gli artisti partecipanti; concorsi per la realizzazione e sistemazione di angoli di città come la piazza Giuliano, abbandonata da decenni all’incuria. Poi, la cultura abbinata all’enogastronomia. Assaggi e letture di poesia, degustazioni con attori di strada, mercati di prodotti caseari e tipici della gastronomia locale e regionale.

Ancora, ogni mese, il mercato dell’usato, dell’antiquariato, mostre dell’artigianato anche del più tipico e strano, magari al coperto nei palazzi e in tante zone sparse della città. Verrebbero gratis da tutta la Sicilia ed anche dalle regioni viciniore, offrendo loro in cambio il suolo pubblico gratuito e qualche altra piccola agevolazione. Allargherebbero il loro ventaglio di potenziali acquirenti, la loro offerta incontrerebbe nuove domande. Sì, sono iniziative già viste, lo so, ma non serve scoprire l’acqua calda. Per diventare città di cultura occorrono attività tutto l’anno, anche a costo zero come queste, non a misura di pochi e in temporalità ridotte. Manca forse la voglia di capire cosa poter fare? Può darsi.

Occorrono momenti e occasioni di riflessione approfondita, analisi serie sulle potenzialità inespresse che Piazza Armerina potrebbe offrire. Per questo è necessario che chi ha responsabilità di governo provi almeno a spendersi senza indugi, a chiedersi o a chiedere a tutto tondo come muoversi, quali azioni efficaci porre in essere, come valorizzare i giacimenti culturali presenti, come renderli produttivi, creando reti di relazioni e sinergie con gli altri enti nel territorio, pubblici e privati,  consci, però, che la partita bisogna giocarla da soli, senza apporti da parte della regione che, nonostante i proclami, da tempo oramai non investe più in questo settore.

 Ha buttato la spugna. Individuate le attività da concretizzare e le priorità da conseguire, si potranno cercare poi gli sponsor privati, gli enti patrocinatori, come le imprese del settore vitivinicole, per esempio, o gli istituti bancari, non del giocattolo, molti dei quali interessati a intestarsi ogni anno la realizzazione di qualcosa. Almeno qualcuno si occupi della definizione dell’annosissima querelle afferente all’area commerciale adiacente al sito UNESCO armerino. Per questo non servono soldi. A proposito, soldi? C’erano. Tanti e spesi malissimo. Forse se li hanno arrubati? 
Il turismo non è una scienza, ma neanche può essere lasciato nelle mani di improvvisatori che ritengono di avere le risposte giuste per il fatto di aver viaggiato o di profani che non ne hanno affatto. Il turismo è tecnica. Ci vuole curiosità, senso pratico, intelligenza, amicizie, conoscenza delle tante peculiarità che lo compongono, capacità d’ascolto dei problemi degli operatori privati che ancora si ostinano a lavorare in questo ramo, rapporti con i media e la stampa. Poi, certamente, tutti siamo chef in cucina. Ognuno ha le sue ricette, i cui elementi spesso non si amalgamano. Ma questa è un’altra faccenda.

La grammatica del dolore e la declinazione del terrore hanno trovato ancora una volta la sintesi nella paura più o meno alimentata dai timori di nuove imboscate. Per Gianfranco Fisanotti, presidente di UnionTurismo, la conferenza mondiale del clima a Parigi è iniziata con la dissacrazione di Place de la République. Ma si sa, i morti non protestano. Per vincere la paura bisogna delimitare la sicurezza e la pace con nuove frontiere, che sono le vere armi contro la violenza gratuita. Colpendo i luoghi dello svago, i teatri, le terasses, i musei e la cultura, si mortifica il turismo, si spaventano i visitatori, si sacrificano le economie dei Paesi in via di sviluppo e di quelli già morsicati dalla crisi.

La vera sfida è riuscire a offrire la normalità, incoraggiare gli incontri, la musica e il tempo libero, proporre nuovi progetti di accoglienza, vigilando però con maggiore efficacia sulle comunità dei cittadini di questa Europa sotto scacco da strategie annientatrici. Più turismo è la risposta giusta insieme a più mezzi economici per la cultura. Quando si parla di sicurezza, poi, occorre anche prevenire e punire la criminalità urbana, i furti, le aggressioni, il mondo di mezzo, che turbano non poco la vita delle piccole come delle grandi città, come ci raccontano la cronaca quotidiana ed i pomeriggi televisivi. Quando si sente parlare di rammendo delle periferie, con tutto il rispetto per l’inventore di questo originale concetto, vengono i brividi.

Le periferie non si possono cucire o rammendare, devono evolversi, divenire centri culturali, momenti d’integrazione, opportunità di lavoro, opifici d’incontri e vivai di comunicazione e non di emarginazione. Non ripetiamo l’errore della Francia e del Belgio, facciamo un salto di qualità prima che la quantità ce l’ho impedisca. Bisogna portare la bellezza delle periferie urbane, facendola uscire dai depositi e dai cimiteri museali, da quei magazzini che nessuno vuole, dove le opere d’arte non respirano la luce del nostro tempo. Il turismo investe tutti i settori, è un fenomeno sociale e culturale insieme che arricchisce non poco la convivenza civile. Bisogna uscire dagli scantinati e mostrare al mondo la bellezza dei nostri immensi giacimenti culturali. La nostra Grande Bellezza. Qualche cosa si sta già facendo. L’opera è stata iniziata dall’infaticabile Vittorio Sgarbi, che ha portato l’arte nei piccoli borghi, nelle città e nelle vallate e con essa lo splendore, la curiosità, la rinascita culturale.

Ancora emigrazione. L’Europa finalmente si occuperà del problema immigrazione, chiudendo le frontiere con muri e filo spinato e lasciando ancora una volta a noi l’onere di ospitare la moltitudine degli arrivi, con tutto ciò che comporta, a causa di Angelino. Questi, però, non aumentano le nostre statistiche nel turismo.
Continua la tentata crocifissione del nostro Mirellone. Procura, Regione, ASP,  MIUR, Rettori. Spero di non aver dimenticato nessuno. La colpa? Aver determinato l’apertura a Enna di un corso di laurea in Medicina di una università rumena, che scardina, di fatto, il sistema del numero chiuso e logora il potere dei rettori isolani, costruito come una piramide, i cui mattoni sono, pur con tanti distinguo, i figli, i parenti, le amanti, gli amici, di alcuni baroni con il tocco che vorrebbero continuare a gestire gli atenei come se fossero cosa loro.

Tutti contro, salvo poi essere presenti a Enna all’inaugurazione dell’anno accademico rumeno. Avrebbero voluto crocifiggerlo, ma la sua stazza non glielo ha consentito. Allora, si è preferita la lapidazione, cui si è prestata anche qualche testata del capoluogo. Testata, testolina. Il MIUR de noiartri non deve autorizzare una cippa, quello di Enna è il prolungamento di un’attività che ha sede in Romania e che non ha rapporti ufficiali con la Kore. Ma qualcuno pensava veramente di pestare i piedi all’inossidabile Vladimiro? Rendiamo, piuttosto, sereno il percorso di studi a chi ha scelto questa strada. Smorziamo le tensioni e le aggressioni mediatiche, il re è nudo, no morto.       

Il nostro governatore, giusto in chiusura di anno, invece di sciogliere l’allegra comitiva, ha ricostituito ancora una nuova compagine assessoriale che lo collaborerà per il rilancio dell’economia isolana, per la migliore qualificazione della spesa pubblica, per rendere efficiente la macchina burocratica, per restituire efficacia all’azione amministrativa, per l’individuazione delle misure atte alla conoscenza delle soluzioni più determinanti per risolvere le problematiche dei forestali, della destinazione del personale dei nuovi consorzi comunali, delle società partecipate, dei consorzi di bonifica, delle camere di commercio, delle aree di sviluppo industriale. Insomma, di tutti quegli accipicchia di problemi che sono ancora irrisolti e che sarebbero restati insoluti per chi sa quanto.

Per questo, nel ricoprire le alte funzioni, ha voluto fortemente la presenza della nostra Annunziata, conoscendo le sue competenze, pur sapendo di provocare una nuova crisi politica e istituzionale e di bloccare ancora l’attività politica e amministrativa, dando dolore a chi lo tiene ancora in piedi e conserva gelosamente in tasca il bilancino, che ha sostituito il compianto manuale Cencelli della prima repubblica, che, in occasioni come queste, serve per misurare le altezze degli incarichi e funzioni e pesare il volume della retribuzione degli stessi. Giuseppe e Annunziata. Due conterranei con incarichi di primo piano. Siamo a posto. Speriamo di farcela.  

Ancora rivoluzione, quindi. Hasta la vista, companeros. Ma el pueblo es unido? Abbiamo, quindi, scoperto perché la Sicilia restituisce soldi e non li spende. La colpa in primis è del patto di stabilità, la finzione giuridico-contabile imposta dalla UE, lo strumento che, di fatto, ha come effetto preponderante la limitazione degli investimenti. Qualcuno contrario alla rivoluzione, i congiurati contro il progresso, dichiara che sono scarsi i dirigenti scelti dall’amministrazione crocettiana, che lui stesso, anzi, non è all’altezza e meno che mai gli assessori che ha sostituito nel tempo, decine di decine, pensando sempre al bene della Sicilia, sostituendoli solo per questo. La colpa, quindi, è della UE, innanzitutto, che prima molla il grano, poi impone il patto di stabilità per non farli spendere. In secundis, c’è la mafia, che impedisce il decollo economico.

Se, infatti, si spendessero i soldi che ci vengono stanziati, la mafia farebbe il diavolo in quattro per infiltrarsi e gestirli. Non spendendoli, invece, la mafia non si infiltra e così viene debellata. Infatti. Ma noi tanto siamo a posto, no? Manca solo la convergenza con la supercazzola, se fosse antani. 
Ancora due anni. Speriamo di farcela, di resistere.
La novità, la prima, tra le poche meritevoli di essere menzionate, è quella che Mark Zuckenberg, l’inventore di Facebook, ha festeggiato la nascita del primo figlio, donando alla ricerca il 99% del suo patrimonio per debellare alcune malattie,  pensando ai più bisognosi.
L’altra, che il nostro Totò da Raffadali è finalmente uscito, alla faccia di chi pensava che questo giorno non sarebbe mai giunto.

Non potrà candidarsi, ma scommettereste che non scenderà più nell’agone politico, magari tra un anno, a tirare le fila in vista delle nuove regionali ed amministrative siciliane, propedeutiche a quelle nazionali? Se il lombardismo e il crocettismo sono bruciati è perché, sotto sotto, il fuoco del cuffarismo non si è mai spento. La novità è questa, la stessa da dieci anni. D’altronde, siamo abituati in Sicilia alle novità, al rinnovamento che ritorna, di tanto in tanto, lo stesso. Dopo vent’anni il rinnovamento a Palermo è ancora Orlando, mentre a Catania è ancora Bianco.

In Forza Italia ritorna ancora Micciché, pensando di rifare il 61 a 0, ma stavolta a favore di Grillo e soci. A Messina si avvarrà dell’ausilio di Genovese, il tale della formazione, figlio di senatore e nipote di ministro, azionista dei ferry boat per Villa San Giovanni, che, insieme al cognato Rinaldi, deputato in carica, a Sauta, Centorrino, La Macchia, tanto per non fare nomi, con mogli al seguito e compari e amici, aveva creato una holding per fare la cresta sulla spesa, ma su quella europea, però. Si sa dove conduce il bisogno e la necessità quando si tiene una famiglia numerosa!

Speriamo di farcela, di resistere e sopravvivere a tutto questo, di esserci ancora, di non abituarci a questo schifo, di non aver mollato ed essere andati via. Di pensare che l’anno che verrà sarà quello che aspettavamo, migliore di questo in corso e di quello passato. Di restare in salute, tutti voi e noi, in serenità e amore, di condividere queste feste con le persone più care, in armonia e fraternità vera. Di ricordarci di chi non è più tra noi e manca al nostro cospetto. Di pensare a chi è meno fortunato di noi, magari con un gesto di altruismo e generosità. Certe guerre non le vincono chi è più forte, le vincono chi è più bravo ad aspettare.
Ripetere la parola ancora può essere deprimente, se non angustiante. Sembra di ascoltare canzoni sentite. Ancora, ancora, ancora.
Ancora? Speriamo di non sentirla più il prossimo anno. Auguri affettuosi a tutti.          

Michelangelo Trebastoni



 

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