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18/02/2016 - 07:33:47

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DEL CUFFARISMO LA GENTE CONSERVA LA MEMORIA

Cosa rimane del Cuffarismo? Tutto. Gli uomini e le donne che lo collaboravano, nei diversi ruoli, politici e/o amministrativi, calcano ancora la scena.


Del Cuffarismo la gente conserva la memoria Appena rilascia un’intervista, scatena zizzanie e putiferi. La verità, si sa, fa male, lo cantava anche Caterina Caselli. E di verità ne hanno occultate sott’acqua in questi  cinque anni  gli esponenti di questa sinistra, lasciando a galla quelle per loro più convenienti. Lo sanno bene i magistrati che, infierendo oltre ogni limite, vietando a Cuffaro perpetuamente la copertura di pubblici uffici, hanno blindato chi oggi in Sicilia e a Roma ha ereditato il suo potere e i voti. Lo hanno depauperato scientificamente del suo patrimonio elettorale, ma il suo carisma è rimasto intatto. La sua storia. Ed anche la sua rete di amicizie. Basterebbe una telefonata, per ricomporre il puzzle elettorale di rapporti semplici e affettuosi che lo hanno sostenuto da ogni dove e fatto diventare il grande amico che è stato. "Con Renzi si stanno spostando i miei voti e la mia classe dirigente. E dunque quelli che stavano con me e ora nel Pd fanno le tessere. Ma non capisco il clamore, lo scandalo. A me pare naturale. Prendevo un milione ottocento mila voti, lì dentro c'era la Sicilia. Ora quella stessa Sicilia si sta spostando". 

Tutti annichiliti, scandalizzati, preoccupati. “Perché Renzi non è il Pd dei miei tempi, è un Pd diverso, moderato, che guarda all'idea di un partito della Nazione. Questo è il primo motivo. Il secondo, connesso, è che a destra non c'è un grande partito moderato”. Il ragionamento di Cuffaro è una sobria analisi dell’attuale situazione e la conoscenza storica dei fatti. Una volta i maggiori leader riconosciuti erano due, De Gasperi e Togliatti, e due i partiti maggiori, Dc e PCI. La trasformazione sociale ha registrato la scomparsa graduale del primo e l’evoluzione documentata del secondo da Ds a PD, inglobando anche quanti erano devoti del giglio. Le differenze, le dualità, le discrasie riaffiorano quando si affrontano problemi sociali, oggi per le unioni civili. Raciti, i cui sostenitori attuali furono gli stessi che sostituivano i franchi tiratori dell’allora maggioranza cuffariana in assemblea regionale, annuncia misure drastiche “Ho appena convocato i presidenti delle commissioni di garanzia provinciali e regionale. Chiederò di congelare i nuovi iscritti 2015 e si procederà a una verifica tessera per tessera, nome per nome, con scrupolo e rigore. Ci vorrà tempo, ma è necessario. Punto”. 

Cosa rimane del Cuffarismo? Tutto. Gli uomini e le donne che lo collaboravano, nei diversi ruoli, politici e/o amministrativi, calcano ancora la scena. Come l’acqua si sono adattati al nuovo contenitore, restando insapori e incolori. Sono sopravvissuti a Lombardo e continuano con Crocetta. Sempreverdi, dal movimento autonomista a quello rivoluzionario. Solo l’odore è un po’ cambiato. Le donne al potere si sono moltiplicate. Qualcuna, oggi milf, data la palpebra spenta, ma l’occhio sempre acceso, ha cercato aiuto nella blefaroplastica, qualcun'altra, per riaccreditarsi al cerchio dei casti e puri, ha tentato di rifarsi l’imene. Solo i modi sono cambiati, in peggio, ed anche l’approccio di questa gente. Cuffaro è cambiato, anche fisicamente. La sua sensibilità, però, è rimasta quella che tutti abbiamo conosciuto, così come la sua dignità, la sua umanità, la sua ironia, la sua voglia e necessità di stare in mezzo alla gente, di vivere con il suo popolo. Dopo di lui, dobbiamo constatarlo con amarezza, si è perduto, si è sgretolato un patrimonio, di esperienze, ma anche organizzativo, di credibilità. L’apparato burocratico e quello politico amministrativo è diventato autoreferenziale, cinico, distante dalla gente, dalla realtà, asceso in un mondo iperuranico, vuoto, senza speranza. Hanno amministrato come dei, ieri come oggi, convinti che Dio lo abbia voluto, non il popolo. Non si sarebbe mai perso il fiume di denaro che, in questi otto anni, da Palermo è tornato a Bruxelles, né sarebbero mai occorsi i vergognosi scandali di cui siamo stati testimoni.

Avrebbe inondato in mille rigagnoli tutti i campi dell’Isola, senza scontentare nessuno, come ha fatto, seminando benessere. Mai una segretaria, un’amante, un magistrato né chicchessia con cognome eccellente, senza esperienza amministrativa, avrebbe con lui potuto condividere l’azione amministrativa per sua scelta, perché la sua politica fu sovrana nell’individuare tra chi, essendosi speso elettoralmente prima, aveva acquisito poi dignità per assumere lo status di assessore alla regione. Nessuno deve più giudicare l’uomo, perché, a torto o a ragione, ha pagato il suo debito con la società, insegnando a tutti cos’è il rispetto per le sentenze, anche se ingiuste. Ricordiamoci, però, che questa società ha con il politico Totò un grande debito, quello di aver vissuto stagioni memorabili, di prosperità diffusa, di acquisita consapevolezza, di molteplici possibilità, di rispetto dalla politica romana, quando la Sicilia era laboratorio d’arte del governo, asset degli equilibri politici nazionali, con voci autorevoli che indicavano strade da percorrere. A ritroso, la sua stagione, insieme a quella del compianto Rino Nicolosi, sono stati in assoluto i periodi più propizi per l’amministrazione regionale siciliana. Cuffaro ha ingiustamente conosciuto le patrie galere, lo stesso Lombardo combatte ancora per non farvi ingresso. Mentre i primi schizzi di fango iniziano a sporcare Crocetta, solerti magistrati, già a qualcuno dei suoi amici e potenti sostenitori, stanno riscaldando i bagni penali. Del Cuffarismo la gente conserva la memoria. Di altri se ne stanno perdendo le tracce. 

Angelo Trebastoni



 

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