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03/12/2016 - 18:22:22

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QUALITÀ DELLA VITA: ENNA TRA LE ULTIME IN ITALIA.

I freddi numeri del disastro. Anche per qualità dell’ambiente Enna tra le ultime. Il sistema sanitario sottodimensionato, altro che chiudere ospedali


Qualità della vita: Enna tra le ultime in Italia. Il sabato del Villaggio
Carmelo NIgrelli

Approfitto della pausa di riflessione che precede il referendum per ragionare sommariamente sui dati diffusi in settimana dall’Università Roma la Sapienza e da Italiaoggi relativi qualità della vita nelle province italiane. (CLICCA QUI per il file in formato pdf)

Il rapporto ogni anno fa una radiografia della vivibilità dei 110 capoluoghi di provincia, ma i dati sono abbastanza agevolmente estensibili agli altri comuni dei comprensori.
Nel 2016 le nove province siciliane sono tutte nel gruppo 4, quello delle province dove si vive male. Su 110 province, Siracusa è al posto 109; Agrigento al 107; Trapani al 106; Caltanissetta al 105; Palermo al 104; Messina al 97; Enna al 94; Catania al 93; Ragusa all'84. 5 province nelle ultime 10

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Una geografia da paura. Con poche eccezioni, il blu, che indica la qualità della vita insufficiente, è concentrato al sud e l’unica regione completamente blu è proprio la Sicilia.

Lo studio si articola in nove dimensioni d’analisi (affari e lavoro, ambiente, criminalità, disagio sociale e personale, popolazione, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero e tenore di vita) a loro volta articolati in numerose sottodimensioni. 


Vediamo nel dettaglio come Enna si colloca al 94° posto, esaminando alcune di queste dimensioni.


Per la dimensione Affari e lavoro, cioè la dimensione produttiva, solo Ragusa e Catania non appartengono al gruppo delle province Insufficienti, mentre Enna compare al 91° posto. Bocciatissima. Per quanto riguarda il tasso di occupazione, la situazione è ancora peggiore poiché si trova al 98° posto. Per il numero di imprese ogni 100 abitanti è ancora in coda alla graduatoria (8,7 imprese ogni 100 abitanti,  91° posto). Questo dato spiega l’altro (il 28° posto tra le province per numero di imprese cessate ogni 100 attive, 5,52): il numero delle imprese era già bassissimo in partenza.


Contrariamente a quanto ci si poteva aspettare (secondo l’immaginario collettivo il territorio della provincia di Enna è una specie di paradiso terrestre) anche nella specifica graduatoria relativa alla qualità dell’ambiente Enna è in coda: al 93° posto, preceduta da Agrigento, Messina e Caltanissetta. 
Eppure Enna è la provincia con la più bassa concentrazione di biossido d’azoto e un dato straordinario (1/3 della seconda che è Trapani). Ciò sembrerebbe dire che la qualità dell’aria è eccellente, dato tale sostanza viene immessa in atmosfera principalmente dal traffico veicolare, seguito dagli impianti di riscaldamento civili e industriali. Al tempo stesso, però, un’altra componente della qualità dell’aria, le polvere sottili, collocano il territorio al 97° posto. Gli esperti ci dovranno dire cosa ciò può significare. Le sorgenti delle polveri sottili oltre alle combustioni possono essere l'erosione del suolo, gli incendi boschivi, la dispersione di pollini. È questo il caso?
Vediamo gli altri indicatori. Per le dispersioni nella rete idrica, Enna si colloca al 64° posto preceduta da Caltanissetta, Messina e Palermo. I consumi idrici pro-capite sull’erogato sono molto bassi (168 litri anno a fronte dei 377 litri di Milano, penultima) e dunque, in questo caso ha una buona posizione (13° posto), preceduta da Caltanissetta e Agrigento, province in cui l’erogazione idrica non è ancora un diritto garantito. Cattiva la situazione relativa alla depurazione delle acque reflue che la vede all’85° posto con l’89% di acque trattate.
Anche la produzione di rifiuti è relativamente bassa e vede Enna al 15° posto, ma per quanto riguarda la raccolta differenziata è al 107° con il 7,7% appena.
Dati contraddittori anche nel campo dell’energia elettrica. Se i consumi elettrici la vedono al 36° posto, è però ultima per presenza di pannelli solari su edifici comunali (103° posto).
Analogamente per i trasporto, se è in buona posizione per il numero di autovetture ogni 100 abitanti (26° con 58 auto) e di motocicli (17° con  7,5), è ultima con 0 km, per la presenza di piste ciclabili, ultima per Ztl con 0 mq/ab e in coda (98° posto) per superficie di verde pubblico per abitante con appena 7,75 mq/ab.


La valutazione che si può fare di questi dati è che il territorio è ancora abbastanza in buono stato, ma chi lo abita e soprattutto chi lo amministra non si prende sufficiente cura delle sue acque, inquinandole e ha una bassisima capacità di organizzazione (differenziata, ztl) e di innovazione (fotovoltaico, piste ciclabili).


Più rassicuranti i dati sulla criminalità che vedono Enna in ottima posizione (13° posto) contro il 101° posto di Catania. Tuttavia si registra la presenza di reati efferati anche tra i più diffusi. Infatti Enna si colloca in coda alle classifiche per i sequestri di persona (98°), le estorsioni (89°), i tentati omicidi (88°), le rapine (67° con Catania ultima). Si colloca invece tra i territori più tranquilli dal punto di vista delle violenze sessuali (2° posto), dei reati contro il patrimonio e degli scippi (8° posto), dei furti in appartamento (17°), dei furti d’auto (24°, con Catania ultima) e dei reati connessi alla droga (37°).


In questo quadro contraddittorio e, per certi versi, sorprendente, non sorprende invece che Enna sia l’unica provincia siciliana nel gruppo delle insufficienti per disagio sociale occupando il 94° posto. Tra i dati che concorrono a questa non lusinghiera classifica sono il terzultimo posto in Italia per morti e feriti in percentuale agli incidenti stradali, il 103° posto per ospedalizzazione a causa di disturbi psichici, l’83° posto per il tasso di disoccupazione giovanile pari al 49%, l’80° posto per suicidi in percentuale sulla popolazione, il 74° posto per abusi sui minori in percentuale alla popolazione, per l’elevato numero di disabili in percentuale alla popolazione (90° posto, mentre Catania è al 2° e Siracusa al 6°). Conforta l’ottima posizione nelle morti per tumore in percentuale che vede Enna al 12° posto.
A proposito di Sistema Salute, Enna, purtroppo, si colloca al 93° posto con un marcato sottodimensione organico medici e personale infermieristico (103° posto), con un altrettanto evidente sottodimensione posti letto in reparti specialistici (93° posto) e un altrettanto drammatico sottodimensione delle apparecchiature diagnostiche (91°) posto e con uno dei più bassi numeri di medici ospedalieri per 100 posti letto che vede Enna al 99° posto, per il personale tecnico-sanitario al 101° e, addirittura, per quanto riguarda gli infermieri, al 109° posto su 110 province. Quanto basta, insomma, per confermare che le popolazioni di questo oezzo di Sicilia, e in particolare quella di Piazza Armerina, hanno tutto il diritto, anzi il dovere, di  pretendere non solo di non depotenziare l’ospedale Chiello, ma, al contrario, di potenziarlo perché ad essi possa essere garantita la stessa assistenza sanitaria degli altri cittadini italiani.
In ultimo, ma non certo per importanza, la dimensione del tempo libero. Anche qui Enna si pone in coda, al 105° posto, superata in peggio solo da Vibo Valentia, Caserta, Medio campidano (Sardegna interna), Caltanissetta e Crotone, ultima.
Enna presenta un pesante sottodimensionamento delle strutture rispetto al turismo (101° posto, ma dietro ci sono Caltanissetta, Palermo e Catania, ultima), rispetto al tempo libero (103° posto). Inoltre si colloca al 79° posto per la presenza di agriturismo rispetto al numero degli abitanti, al 103 per gli alberghi (ultima Caltanissetta), al 107° per i ristoranti rispetto al numero di abitanti (penultima e ultima rispettivamente Catania e Caltanissetta), al 93° per bar e ceffetterie, al 73° per le sale cinematografiche, al 93° per le palestre, al 96° per le associazioni culturali, al 92° per le librerie. Insomma una caporetto!


Certamente un tale disastro ha una influenza non piccola sul tenore di vita nella classifica del quale, infatti, Enna si colloca al 94° posto con una spesa per consumi pro capite che è la metà di quella di Milano, con un importo medio mensile delle pensioni che la vede al 107° posto, segno che la maggior parte di pensioni non derivano da lavoro, ma sono pensioni sociali, con un valore aggiunto pro capite che la vede al 103° posto, con una media dei depositi bancari che la vede al 106° posto e un valore che è un dodicesimo dei depositi di Milano.
Questa impietosa fotografia, vista insieme ai dati sull’emigrazione, soprattutto di studenti che frequentano le università in altre regioni o all’estero e di giovani laureati e diplomati che vanno a trovare lavoro fuori, pone coloro che abbiamo scelto di vivere qui di fronte a precise responsabilità. Un disagio così grande e così profondo ha bisogno, per essere affrontato, di due pilastri fondamentali: un’architettura istituzionale adeguata e una classe dirigente (politica, produttiva, dei corpi intermedi, ecc.) all’altezza della sfida. Per quanto riguarda il primo, la risposta non può venire dalla farsa che sono i liberi consorzi di comuni e men che meno dalla città metropolitana, ma da forme associative dei comuni come le Unioni viste come soggetti di sviluppo locale e non strumenti per condividere solo servizi. Per quanto riguarda il secondo, in Sicilia stiamo vivendo il peggior periodo dalla nascita della Repubblica e nelle singole città spesso non va meglio. Ma senza un nuovo protagonismo delle comunità non può esserci inversione di tendenza.

Carmelo Nigrelli



 

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