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07/01/2017 - 08:10:40

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LA BANDA DEL BUCO: IL COMUNE DI PIAZZA ARMERINA DRITTO VERSO LA BANCAROTTA.

Il dissesto era stato ampiamente previsto. Le responsabilitÓ del probabile fallimento del comune.


La banda del buco: il Comune di Piazza Armerina dritto verso la bancarotta. Il sabato del Villaggio
Carmelo Nigrelli
 

In molti lo dicevamo già due anni fa. L’amministrazione comunale avrebbe portato il comune al dissesto. Che sarebbe, poi, il fallimento del Comune che, essendo un ente pubblico, non porta i libri in tribunale ma viene commissariato.
Ora, dopo avere svolto un’attività amministrativa dissennata e idiota nel senso etimologico, gli amministratori piazzesi non hanno più potuto nascondere ciò che era palese già da allora. La delibera n. 1 del 2017 prende atto dello squilibrio finanziario e obbliga il Consiglio comunale a provvedere al riequilibrio entro trenta giorni. Cosa significa? Che il comune spende più di quello che incassa, che si è indebitato e che occorre porre rimedio. Se non sarà possibile riequilibrare il bilancio tra entrate e uscite, verrà dichiarato il dissesto a meno che la regione non faccia una iniezione di liquidità.
Con queste delibera la Giunta fa propria l’affermazione della responsabile della ragioneria che dichiara che non è in grado di predisporre il bilancio di previsione 2017-19 e che si sono tutti le condizioni per cui il comune non «può garantire l'assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili».

Stiamo attenti. La delibera in questione è un atto molto furbo perché attribuisce la responsabilità dell’imminente dissesto al fatto che il presidente Crocetta nel maggio 2016 ha dichiarata estinta l’IPAB “S. Giuseppe e S. Giovanni Battista di Rodi” che gestiva la Casa di riposo nella struttura di piano S. Ippolito e ha devoluto al Comune sia il patrimonio, sia il personale, ma anche i debiti che la casa di riposo aveva accumulato.
Non c’è dubbio che questo decreto presidenziale è stato l’ennesimo frutto avvelenato che il presidente Crocetta ha dato a quella città di Piazza che ha sempre detto di amare e che invece ha dimostrato di odiare. Tuttavia con il dissesto del comune non c’entra. E lo si evince chiaramente dalla stessa delibera.
Infatti essa contiene una affermazione gravissima con cui si certifica, tra le premesse dell’imminente dissesto, «il perdurante inadempimento del comune nell’adozione di misure correttive idonee a effettivamente risanare la propria situazione finanziaria gravemente deficitaria ed in tal modo invertire la tendenza al suo progressivo deterioramento». “Perdurante”. In altre parole, l’amministrazione sapeva già da tempo che stava  conducendo il Comune verso il fallimento e ha continuato a fare finta di niente.

Inoltre tra le considerazioni è scritto che il Comune «versa in una costante situazione di mancanza di liquidità tale da non riuscire ad onorare il pagamento delle spese obbligatorie per legge». Il Comune, dunque, non può già pagare i suoi fornitori.
Non è necessario essere esperti di contabilità pubblica per capire che la situazione non c’entra nulla con la Casa di riposo.
Questa situazione è stata per tre anni e mezzo sotto gli occhi di tutti e l’amministrazione ha sostenuto, fin dai primi mesi del 2014, che la condizione finanziaria pessima era stata ereditata.
Si è trattato di una strategia comunicativa che, insieme a una caterva di bugie da fare impallidire Pinocchio, è servita a sottrarre l’attuale amministrazione dalla responsabilità di un totale fallimento amministrativo e politico che ora viene certificato dalla delibera n. 1 del 2017, ma che, ancora una volta, si cerca di addebitare ad altri.
Guardiamo i documenti ufficiali.
Una relazione analoga a quella che oggi ha dato origine alla delibera 1/2017, fu inviata a tutti gli organi il 14 febbraio 2014 dal responsabile dei servizi finanziari dell’epoca (poi allontanato). La relazione (clicca qui per visualizzarla) indicava già allora la necessità di porre attenzione alle politiche di bilancio a causa della riduzione dei trasferimenti da parte della regione e della mancata riscossione di parte delle tasse comunali. Il problema principale era individuato nel maggior costo del sistema di raccolta di rifiuti rispetto a quanto incassato con l’imposta relativa e che ammonta a oltre un milione l’anno. Questo scostamento fino al 2013 era stato coperto con l’avanzo di amministrazione. 

Il ragioniere capo invitava ad affrontare subito il problema ipotizzando che, in caso contrario, entro due anni il comune sarebbe andato in dissesto. 2014-2016. Due anni.
La proposta della ragioneria era di avviare la procedura di “riequilibrio finanziario pluriennale” che avrebbe consentito di approfittare  «delle provvidenze previste dalla recente Legge Regionale 28 gennaio 2014, n. 5 (Legge di stabilità), che all’art. 6., c.10, stanzia 4 milioni di euro per i comuni che entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della stessa domandano un contributo decennale formalizzando apposita richiesta al Dipartimento regionale delle autonomie locali al fine di evitare situazioni di dissesto finanziario e agevolare le procedure di riequilibrio economico-finanziario adottate ai sensi del decreto legge 10 ottobre 2012, n. 174, convertito dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213 e successive modifiche e integrazioni.». 
L’amministrazione non volle neppure prenderla in considerazione.

Se guardiamo altri documenti ufficiali e, in particolare il bilancio consuntivo 2014, il primo di totale responsabilità della giunta attuale, vediamo che nel 2012 le entrate tributarie del comune erano poco più di 7 milioni, che nel 2013 diventano 8,3 milioni e nel 2014 10,7 milioni, con un aumento del 49%. Credo che sia uno degli aumenti più significativi in Italia, al quale nessun cittadino si è ribellato. 
Contemporaneamente le entrate per contributi e trasferimenti sono passate da 10,2 milioni del 2012 a 8 milioni del 2014 con una riduzione del 22%.
Le entrate al titolo III, cioè quelle extratributarie, nel biennio sono variate di poco passando da 656 milioni di euro del 2012 a 585 mila del 2014.
In totale, dunque, le entrate certificate dalla ragioneria, dai revisori dei conti, dalla giunta e dal consiglio comunale che approvarono il rendiconto dimostrano che il comune aveva incassato nel 2014 19,3 milioni di euro in parte corrente, mentre nel 2012 ne aveva incassati 18 milioni, con un aumento di 1,250 milioni.
Le spese correnti erano state circa 16,9 milioni nel 2012, cioè erano rimasti in cassa 1,17 milioni di euro. Nel 2014 le spese correnti sono state 16,7 milioni e, dunque, erano rimasti in cassa 2,6 milioni.
Secondo quel rendiconto, inoltre,  il patto di stabilità era stato superato di 1,5 milioni di euro, soldi che potevano essere spesi senza incorrere in sanzioni, ma che si sarebbero dovuti accantonare almeno in parte per fare fronte a prevedibili problemi successivi.

Il Conto consuntivo 2015 è stato approvato nel settembre 2016 dopo una lunga querelle con i revisori dei conti che bocciavano il documento.  
Per capire quale era il problema del consuntivo 2015 basta dare un'occhiata a questo diagramma che si ricava dal sito che riporta i bilanci di tutti i Comuni italiani negli ultimi dieci anni e che riporta, come ultimo bilancio disponibile, quello del 2014, forse perché il Comune non ha provveduto a inviare quello successivo al ministero.

Il diagramma mostra l'andamento dell'affidabilità dei residui attivi, cioè dei crediti. In altre parole testimonia se i crediti inseriti in bilancio sono esigibili o meno. Si vede che c'è stato un crollo della affidabilità dal 2006 al 2007, poi un ulteriore abbassamento nel 2008 e 2009 e una ripresa di affidabilità significativa dal 2009 al 2010. Dopo un 2011 che ha registrato un nuovo abbassamento del dato, fino al 2013 l'affidabilità è tornata a crescere, per scendere ai livelli nel 2008, nell'anno 2014. I dati del 2015 non sono disponibili, ma scommetto che l'affidabilità è scesa ulteriormente e ancora di più nel 2016.
In altre parole potrebbe essere successo (il condizionale è di cortesia) che per potere effettuare le spese siano stati inseriti crediti difficilmente esigibili o gonfiati, con lo scopo di fare quadrare il bilancio e i revisori se ne sono accorti. Quindi il dissesto del comune, se così stanno le cose, esisterebbe già da tempo, ma sarebbe stato appositamente occultato.

A questo punto è lecito porre alcune domande.
1- Considerando che la raccolta differenziata al 58% nel 2015 avrebbe dovuto portare un risparmio di oltre mezzo milione rispetto a quelli che si sostenevano prima del passaggio alla SRR di Gela (che l’attuale amministrazione cercò di impedire per oltre un anno), che fine hanno fatto quei soldi?
2- La riduzione della percentuale di differenziata dal 2015 al 2016 di almeno il 10% come verrà fronteggiata nel conto consuntivo? E che interventi sono stati attuati per fare crescere di nuovo la percentuale di differenziata?
3- I servizi aggiuntivi ordinati alla Tekra fuori contratto e il personale precario costantemente utilizzato con turni di tre mesi al di fuori di quanto previsto nel progetto iniziale quanto gravano in più sul bilancio comunale?
4- Il buco di circa 2 milioni di euro creato dall’amministrazione per non avere riscosso il 30% dei proventi della Villa fin dal secondo semestre 2014 e che quest’amministrazione non è stata in grado di riparare, che ricaduta ha avuto, ha o avrà nel bilancio comunale?
5- Il mancato incasso di almeno altrettanti 2 milioni causati provenienti dal 30% per il triennio 2016-2019 causato dal fatto che il Comune non ha sottoscritto la convenzione con l’assessorato regionale entro i termini per colpa dell’amministrazione che ricadute ha sul conto consuntivo 2016 e su quelli dei prossimi tre anni?
6- La scelta caparbia di affidare a costi molto elevati su base Consip il rifacimento della rete della pubblica illuminazione che il responsabile dell’energia del comune ha sonoramente bocciato dal punto di vista tecnico ed economico, come inciderà sui bilanci?
7- la miriade di piccoli lavori che è stata effettuata negli ultimi tre anni senza alcuna programmazione, ma forse guidata solo dalla parossistica ricerca del consenso clientelare a spese del comune quanto hanno inciso sulla spesa corrente del comune?
8- le innumerevoli ordinanze nel campo dei lavori pubblici avevano tutte il carattere di incontingibilità e urgenza e hanno avuto la copertura finanziaria entro i tempi o sono diventati ulteriori debiti fuori bilancio?
9- il costo dei consulenti del comune è così indispensabile da gravare ulteriormente il bilancio?
E, infine: 
10- i continui spostamenti di personale da un ufficio all’altro che ai più sono sembrati di tipo punitivo e, in particolare, l’allontanamento dei responsabili del settore ragioneria e tributi dai loro posti ha a che fare con le politiche della Giunta?
Sono certo che nessuna di queste domande avrà risposta, ma se venissero poste dalla magistratura contabile o da quella ordinaria non potrebbero restare inevase.

Carmelo Nigrelli



 

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